Parlo di cose a caso, scrivendo a testa in giù, scrittura
mista su lenzuola bianche, sconvolta dal sangue che scorre al contrario. Mentre
ora, penna alla mano, fuggono anche i mostri sotto al letto incrociando lo
sguardo traslucido da cui traspare ciò che riesco a nascondere tra le
articolazioni, fin tanto che il sangue non finisce per colare di blu tinto sul
foglio bianco. E il coniglio s’è allontanato, perché non esiste più tempo e non
è più tempo di chiedersi quante volte io abbia inserito delle parole irrisorie
nei miei scritti, solamente per compiacere il ritmo e nascondere i reali
pensieri.
Ma stanotte no, stanotte non dormo, mentre Alice mi osserva
con gli occhi spalancati dalla sedia sulla quale è costretta, mentre perdo il
filo, che tanto è novembre tutto l’anno. Scrivo, perché impulsi del genere
esistono a prescindere, anche se non son certo i benvenuti, anche se somigliano
alla parte di me dentro lei e da lei odiata, stimoli così cruenti non se ne
vanno, ma rimangono immutati come dei moderni ritratti di un Dorian Gray nostro
alter ego: scrittura, musica, pittura, non ha importanza alcuna. Ognuno di noi
possiede un’ombra, e il più delle volte è proprio da essa che si generano paure
e splendori. Ipnosi o psicosi, che differenza fa? Qual è il confine tra reale e
non? Censura.
Censura di pensieri densi come petrolio che colano entro
noi, rendendoci difficile respirare, inspirare, ispirarci. Mentre sappiamo
l’eternità essere solo un modo di dire, mentre l’odio o amore che sia, che
riuscivo a provare si è da tempo trasformato: gli ho messo una maschera
d’ossigeno, ma non so se ce la farà. Ed io avrei così tanto da dover esprimere,
ora che finalmente l’altra parte di me mi guarda inerme, zittita da del nastro
adesivo. Ho da dire che, talvolta, la dignità di voltare le spalle ed andarsene
per la propria strada viene fraintesa con vigliaccheria, che chi questa dignità
non possiede ripercorre le proprie orme finché queste non giungeranno
nuovamente ad un punto di rottura. Ho da dire che, chi non parla, non autorizza
chicchessia a parlare di sé, ma forse lo fa semplicemente perché non ha nulla
da dire; oppure è troppo stanco di esprimersi per codici socialmente accettati,
quando ciò che ha dentro lo spingerebbe ad impugnare una pistola. Ho da dire
che talvolta si guarda lontano buttando via ciò che di prezioso ci circonda per
paura di guardare dentro sé. Che i fantasmi del passato tornano a farci
compagnia e non vogliamo ammettere quanto alle volte ciò ci faccia piacere. Ho
da dire poi che…
Ipnosi, psicosi la differenza sta in quanto stretto si lega
se stessi ad una sedia. Non era abbastanza.