giovedì 17 novembre 2011

Ma il cuore, è un muscolo involontario...

È quasi inverno e la strada si svuota. Rimangono solo i miei respiri che prendono forma e colore nel gelo della sera. Come i pensieri?
No. I pensieri sono in continua mutazione. I respiri, invece, sono tutti uguali, come questi lampioni con le lampadine un po' spente, come queste giornate, come le "originali" confezioni dei biscotti natalizi.
Come tutti noi, fondamentalmente.
Fondamentalmente siamo tutti uguali, con lo stesso identico numero di ossa, polmoni e cuore: uno solo, fortunatamente. Poi? Beh, ognuno diventa diverso nel suo essere terribilmente banale, umano.
Sì, c'è chi ha camice a quadri, chi s'avvinghia alle persone con i suoi viscidi tentacoli ed intenzioni, chi ha il mare dentro e gli occhi di cristallo.
Io, di cristallo, ora sento solo le lacrime che quando cadono danno un rumore assurdo. Allora, alzo il volume della musica fino a spaccarmi i timpani, che magari il cuore rimane integro... a me, in sere come questa, sale una malinconiamistaatristezza che si appiccica addosso come melassa. A voi no?
È la consapevolezza di sapere che troppo spesso guardiamo il cielo per trattenere le lacrime e che, alle volte, vorremmo tanto non vederle, quelle stelle. So che questo mondo, quando ci si mette d'impegno è crudele... ma avreste il coraggio di cancellare tutti quei puntini luminosi solo per un capriccio? No.
Dico pure io no. Questa volta agirò esattamente come mi sento e lascerò che i miei sentimenti mi scivolino addosso e s'infrangano a terra, con le lacrime, come pioggia sull' asfalto.
Abbasserò la testa, calciando un sassolino capitato nel posto sbagliato. Usciranno fiumi di lacrime: dal mare alla fonte. Sì, al contrario, come questo mondo che un senso non ce l'ha-
Gli occhi si gonfieranno, le guance si coloreranno. Starò male, malissimo.
Sono quegli attimi di crisi che durano un poco ma mi riducono a pezzi.
Basta un abbraccio a ricompormi.
Starò male, ma mi sentirò bene. Forse anche meglio, possiamo chiuderci tutto dentro ma il cuore, è un muscolo involontario.

domenica 13 novembre 2011

Che ne direste, invece, di fare tardi questa sera?

Se anche voi vi svegliate di soprassalto nel momento più bello dei vostri viaggi onirici chiedendovi dove vanno a finire, poi, quei sogni una volta aperti gli occhi. Se sapete che non riuscireste mai a coglierli al buio, ma non potete accendere la luce.
Se dopo diciotto anni avete scoperto che il cioccolato, in fondo, vi piace. Molto.
Se d'autunno fate l'errore di chiudere la giacca coprendo bene ciò che avete, l'amore che possedete... dimenticandovi di quella canzone, di quel consiglio di celare un po' quel sentimento impetuoso ma no, di non nasconderlo mai sotto il mantello. A volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Allora, vi capisco perfettamente.
Allora potete pure star lì ad aspettare un giorno di pioggia, togliere le scarpe ed andare a dormire presto la sera cercando di allontanare quel stare un po' "così". Come le briciole, come le nuvole.
Ma, che ne direste, invece, di fare tardi questa sera? Dal momento che non vi fate più compagnia e nè avete più la stessa ora, voi dormite e lui, lei chissà dov'è. Raccontate delle vostre guerre che nascondete dietro a quel sorriso. So già tutto quello che vorreste dire, sapete?
Ma aspettate, lasciate che sia io ad iniziare... già sento il sonno che avanza, siate pazienti.
Vi dirò che credo che rimangano negli occhi, quei sogni, e lì riflettono la realtà facendoceli lacrimare così facilmente in periodi come questo: periodi "così", come la panna quando non si monta e il soufflè quando si sgonfia. Se anche voi vi sentite torte lievitate malamente, consapevoli che questo errore di calcolo è dato semplicemente dalla mancanza di quel pizzico di sale che vi scuote dentro e devasta all'esterno. Allora, vi dirò quello che nessuno dice mai. Ve lo dirò io stessa con parole semplici, non temete.
Vi dirò che i ricordi sono micce di facile accensione, che se questi non svaniscono, allora, le storie in fondo non finiscono. Ci sono molte cose che non buttiamo per paura che qualcuno le raccolga.
Ma siamo sempre ancora in tempo per ricominciare a riderci sopra, per scrollarci tutto e vivere.
Credo che questo sentire sia normale...

Credo che sia meglio lasciare che qualcuno ci ami quando questo capita. Credo sia meglio rispondere alle domande, senza scappare per non essere poi costretti a rincorrersi più avanti.
Che siamo fatti per sbagliare, e poi tornare indietro. E desiderare sempre quello che sta dietro al vetro. Non dobbiamo ingannare noi stessi: la vita non è governata dalla volontà o dalle intenzioni. La vita è una faccenda di nervi, di fibre, di cellule lentamente costruite, nelle quali si nasconde il pensiero e dove la passione sogna. Aveva tutte le ragioni di questo mondo, Wilde...colpiti ed affondati? Basta poco. Basta sempre poco. Basterebbe un po' d'amore ma... questo sarebbe già troppo.
Cos'ho... non lo so. Però sto bene. Però...

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.















venerdì 11 novembre 2011

Posso chiamarlo "sognare", se mi spaventa...

Fuori c'è il sole ed io cerco di sfuggire ai miei pensieri.
"Come? Dov'eravamo rimasti?" Mi correggo: è la realtà, il presente che, a tratti, mi sfugge. Il mondo ha girato troppo in fretta... che volete, sarà l'età.
Abbiamo bisogno di uno spazio abbastanza ampio e vuoto da riempire a piacimento: di spazio per noi, per i nostri pensieri color cielo e per sognare.
Io ne ho un'enorme necessità.
Voi no? Che sciocchezza! Tutti ne hanno bisogno.
Mi piace, quando mi dimentico che non sola al mondo e mi metto a cantare a squarciagola stendendo il bucato, mi piacciono gli sprazzi di discorsi della gente alla fermata del bus, mi piacciono la schiuma del cappuccino ed i film d'amore anche se entrambi mi fanno stare male. Mi piace distinguere le persone per quei particolari che pochi riescono a cogliere: sono quei pochi che, a volte, azzeccandoci, riescono a vedere quella piccola parte di ragione che sopravvive alle cose. Non sono ragionevoli: hanno cessato di esserlo. Non hanno perso nemmeno un sogno per strada perchè sono consapevoli del loro valore.
Gli scrittori vivono di cose piccole e sanno che ciononostante nessuna valigia è abbastanza grande da contenerle tutte: le valigie sono state ideate per ricordarci che ci mancherà sempre qualcosa. Mi piace il fatto che tali cose mi vadano a genio, sto vivendo.
Troppi si accontentano di esistere e basta, ecco. Non ci rimborseranno mai a rate le notti che abbiamo scartato, le canzoni dedicate ad altri, le lettere mai scritte. Non illudetevi che vi diano una scatola di cieli stellati quale provvista per i momenti di solitudine che intercorrono tra una fine ed un nuovo inizio...
magari dei cioccolatini sì ma, fossi in voi, non vi farei troppo affidamento.
Questo cielo si dimentica, sapete?
E la realtà è imbattibile quando si tratta di fare venire le vertigini o annacquare le favole, i sogni. Dovreste riuscire a capirlo, dal momento che amate e io non credo all'esistenza di persone che non sappiano amare. Magari, amano nel modo sbagliato, il cuore errato, ma amano sempre.
Chi può deciderlo, in fin dei conti? Chi siamo noi per poter definire l'aggettivo "sbagliato"? Nessuno. È questo il punto o, meglio, la visrgola; perchè i nostri pensieri sono fatti di virgole. le parole, invece, si fanno desiderare, le parole si aspettano, si vivono un po' e, solo quando cominciano a divorare le pareti di ciò che siamo, solo allora, vanno consumate. Mi piacciono anche le persone che mettono le virgole nei messaggi: capiscono il potere delle parole, di quello sbaffo di penna che determina il silenzio per un attimo solo.
Confusione di pensieri, nevvero? Vi siete persi?
Pure io. Ma era la mia destinazione.
Sono pensieri random, pensieri che salgono verso il cielo con il fumo del mio "café à emporter" della notte invernale che scende invitabilmente alle cinque di sera. Pensieri che un ordine non ce l'hanno e, allora, li scrivo. Non c'è problema alcuno.
Pensieri di cui ho necessità.
Ho anche un enorme bisogno di sognare, vorrei che i sogni mi rapissero come una coperta calda in un gelido inverno.
"Ho bisogno di sognare?" Sto mentendo. Posso chiamarlo "sognare", se mi spaventa...
ma, in verità, è "amore".

domenica 30 ottobre 2011

Gli occhi, rimangono. Sempre.

Mi ricordo raramente di dare forma cartacea e concreta ai miei pensieri. Avete ragione.
Ricordo raramente ciò che non leggo dai miei post-it giallocarbonio appesi al frigo, sulla scrivania, alla mia vita. Troppo tempo speso a chematizzare l'amore, come fosse il listino prezzi di un locale malfamato  scritto a mano con gessetti rigorosamente bianchi, per sfondo rigorosamente nero, che solamente a guardarle mi vien voglia di andare via...
Non fraintendetemi, c'è solo che non ho ancora trovato ciò che cercavo. Ma non per questo ho cessato di chiedermi dove vadano a finire i sogni che non ricordo al mattino, dove finiscano gli amori ma anche (e soprattutto) da dove vengano, se ci sia veramente dietro qualcuno alle frasi scritte sui muri o se, per citarne una, "Siamo solo sordi convinti di ascoltare Mozart"?
Allora, cosa è cambiato vi chiederete voi... Nulla.
Nulla e paradossalmente molto.
Tutto? Non credo. Solo l'amore cambia tutto. È cambiato che ho capito che non bisogna disperare se non basta una vita per amare. Non è impossibile riuscirvici. Perchè?
Perchè basta un cuore.
È cambiato questo tempo, col suo vento gelido che s'infila sotto la giacca e tra i capelli color nottedellecinque.
È cambiato che ho cominciato a mangiare cioccolatini.
Rimangono invece attuali i miei discorsi circa il voler andare sulla luna, ottenere una nota sufficiente in matematica.
Ho per contro imparato a fare la lavatrice, la sottile differenza tra tenere una mano ed incatenare l'anima, ad aprire una scatola di biscotti senza coprirmi di cacao dalla testa ai piedi.
Gli occhi sono rimasti. Gli occhi rimangono sempre. 

sabato 29 ottobre 2011

Sono un'altra da me stessa sono un vuoto a perdere, sono diventata questa senza neanche accorgermene...


Per me l'infinito non è quel misero segno che campeggia sui miei fogli di matematica: non l'ho mai capito e non sono mai riuscita a concepire l'infinito così inteso. Un misero otto rovesciato? No. O forse sì... "Del resto che ti aspettavi?" Che fosse più grande del mare, perlomeno. Mi aspettavo che il trascorrere degli anni non fosse così spietato, che quelle rughe in fronte non apparissero così presto, che quelle foto non sbiadissero così rapidamente. Mi aspettavo che tutto sarebbe durato molto di più.

"All'infinito?" No! Quale condanna!

Non dico molto di più, ma semplicemente tanto da riuscire ad accorgermi del suo trascorrere e perchè no, prenderlo per mano e magari fargli fare un qualche passo all'indietro... vorrei riuscire a stipare tutti i ricordi di questi anni in una valigia ma nessuna sembra essere abbastanza grande.

Le valigie sono fatte per ricordarci che ci mancherà sempre qualcosa.

Che, poi, gli anni non contano dal momento che conta solo come li viviamo.

Pensateci, come si può giudicare una giornata solamente dal nostro primo sguardo allo specchio la mattina, dal caffè o dalla prima pagina del giornale? Non si può. Bisogna forzatamente arrivare sotto le coperte per poter affermare che sia stata un'ottima giornata.

Ed io, posso affermare che siano stati non dico facili, ma tutto sommato ottimi, questi diciottoanni.

giovedì 15 settembre 2011

Poveri scrittori.

Gli scrittori vivono di cose piccole, apparentemente irrisorie.
A me piace scrivere, mi è sempre piaciuto. Mi piace cominciare un discorso e lasciarmi trasportare; parlare del tempo che s'impiegherebbe a piedi da qui alla luna, della schiuma del cappuccino, dei discorsi delle file al supermercato e di cose apparentemente senza senso: le più importanti di tutte, a mio parere.
Sapete, invece, cosa realmente un senso non ce l'ha? Non hanno senso le parole non dette e i messaggi sotto formato di bozza, le istruzione della lavatrice in tedesco, chi distingue le persone dall'insieme e non per particolari. Non ha senso... C'è chi ha mantenuto i propri sentimenti sotto chiave da una vita, chi ha tagli sulle dita e mani ruvide, chi stringe la stessa da un'eternità, chi non si arrende, chi si dà vinto e, di conseguenza, chi ha vinto.
Mi piace fermarmi ad immaginare la storia delle persone, quella che ognuno di noi scrive giorno dopo giorno: la vera storia. Siamo qui per un motivo, no? Io penso che non esistano persone che non sanno amare. Magari lo fanno in modi diversi, ma amano sempre. Cosa abbia senso, cosa ci sia in fondo da capire, nessuno lo sa. Anche se alle volte, per azzardo, qualcuno azzeccandoci riesce a vedere quella piccola parte di verità che sopravvive nel mondo. Sono le persone con le fossette sulle scapole, a simboleggiare ciò che non si vede e che le fa volare.
Quelle che alcuni giorni riescono persino a svegliarsi sereni anche se un senso non c'è.
Quelle che alcuni giorni riescono persino a svegliarsi spezzate in due perchè un senso non c'è.
Vivono di cose piccole: di panni stesi ad asciugare, delle urla dei bambini, di nuvole, persche noci e bus delle cinqueedodici; che non hanno perso neppure un sogno per strada e per le quali rialzarsi con le gambe tremanti è diventata abitudine, che ancora cuociono torte...
Poveri scrittori, senza pudore e coraggio per tenersi tutto dentro...

sabato 10 settembre 2011

Per mille vite ancora.

Questo mondo quando si ha diciassette anni non è mai come vorremmo. Così, appena riesco a fregarlo, a rubare tempo al tempo, io vengo qui. Da lui. E gli altri non capiscono, sanno già che sono una testa dura, che non sono solita dare fiducia ad altri. Eppure, di lui, mi fido.
Mi fido perchè anche se litighiamo, sappiamo che l'orgolio non è che in fin dei conti serva a qualcosa, che gli perdonerei tutto. Perchè non sono brava con le parafrasi delle emozioni, ma so leggerle in un movimento, in un suo sguardo e lui pure. Per non star a parlare poi della mia goffaggine che tanto sortisce tenerezza, quando è capace di appiccicarmisi addosso quando cerco un'interazione col mondo a me affine.
Ma qui no. Qui, ogni barriera sembra scomparire in un istante: basta un contatto d'intesa. Che, poi, in due contro questo mondo si spacca il cielo...
Sono cresciuta, qui: nella polvere, sudore, fango e cielo terso. Qui tante volte me ne sono andata gettando tutto a terra, o cadendovi, vinta dalla frustrazione. E qui ho imparato a stringere i denti e tenere duro, anche quando ogni sforzo pare vano. È stato qui che è nata la mia tenacia ed ho imparato a lasciar sortire la sottile dolcezza che dimora nel mio più profondo angolo nascosto. Ho vinto, riso, pianto, sporcandomi di sabbia dalla testa ai piedi.
Ho imparato il vero significato delle parole: fiducia, lealtà, amicizia, amore.
Così, qui puntualmente torno, per ritrovare me stessa o, perlomeno, quella parte di me più reale, completa. Quella parte che altrove non portebbe sopravvivere.
Ed è per questo che, a quella parte del misero genere umano che ancora mi chiede: "perchè?" o, peggio non riesce a comprendere (forse semplicemente non ne è in grado) e mi pone la questione: "Ma chi te lo fa fare? Lo rifaresti?"
Sì. Per mille vite ancora.