Siamo persone strane, noi scrittori, o perlomento, questo è quanto dicono di noi.
Strani perché ognuno di noi ha le sue cicatrici, ha la sua storia. Nonostante queste ferite, però ognuno ha in sé la sua luce propria, odia brillare di sostanza riflessa. Diversi perché ci vuole coraggio a parlare della tempesta che ci imperversa dentro, tanto, la neve, se ne frega.
Eppure non è molto complicato trasformare i propri pensieri in parole se c'è qualcosa, qualcuno il più delle volte che ci dia modo di eseguirla...
Ci piace porre i verbi al posto giusto perché possano causare l'effetto desiderato a chiunque leggesse, eppure, eppure parlando ce ne facciamo ben poca cosa. Abbiamo parole difficili, a voce, noi scrittori.
Fa parte di noi anche l'essere testardi, o eccessivamente dolci, di non essere capaci di tenere un discorso in pubblico e possedere una timidezza così spiccata da non permetterci neppure di provarci. Non siamo gentili noi scrittori: le parole devono ferire a morte. Non siamo capaci di perdonare né perdonarci mai.
Eppure, disprezziamo la parola "mai" come chi si crede cinico quando invece è solo deluso. Disprezziamo il mai e amiamo tanto da sposare il "per sempre", salvo renderci poi conto che il primo ci resta accanto e dal secondo divorziamo qualche frase più in là.
Il per sempre lo amiamo senza saperne godere, come un maglione troppo grande per noi che ci rende agli occhi degli altri ancora più particolari. Abbiamo freddo, perché anche gli scrittori hanno il bisogno estremo di qualcuno che gli stia accanto, che finché quel maglione calza largo lo si può indossare in due.
E ancora ci ritroviamo a chiederci se esista qualcosa capace di perdurare all'infinito.
Risposta non c'é. Forse il mio infinito sei tu, forse noi scrittori sappiamo solo scrivere e camminare sentendoci persi nel bianco di questa neve che cade e non si cura di niente e nessuno, nel bianco di un foglio da riempire, tra le pagine di un libro consumato.
Di una cosa, però, sono certa: tu sei il mio inizio, quello che mi spinge a scrivere ciò che sento. Che mi ha fatto capire di non volere più vedere, né fare filosofia su cosa siano i sentimenti, ma solo sentire.
È questo il segreto di noi scrittori: non risulta difficile la trasformazione di pensieri in parole se c'é chi ci da modo di eseguirla. Il mio, sei tu.
giovedì 29 novembre 2012
lunedì 26 novembre 2012
Non vi vedo. (Mentre io splendo, voi vi spegnete).
Ho parole mai
dette, dolori assimilati e rabbia indigesta, datemi la voce che le grido, o
meglio, una penna che scrivo e credo sia meglio così.
Lasciamo che i graffi possano bruciare, che se si disinfettano, poi, lo fanno ancora di più. E brucia, brucia ancora questa rabbia assimilata; quella rabbia che mi spingeva a non comprendere più con che parole volevo descrivere quel disordine interno, poiché, dalla penna, uscivano solo urla. Avevo tanta energia da non chiudere occhio la notte e lasciare cadere lacrime salate su chi se ne è, ed era andato.
Ma, ora, ora ho tanta energia che potresti fare a pezzi il mio mondo ed io, lo ricostruirei. Perché, se in questo momento quelle persone mi guardassero negli occhi, tremerebbero. Lo farebbero come recita quella canzone: perché “amare non è un privilegio, ma solo abilità: è ridere di ogni problema, mentre chi odia trema.” Tremate. Tremate perché ora so, vi ringrazio delle pugnalate alle spalle e dello sciacallaggio, ora so che sono abbastanza da meritare di più, da non meritare di sentirmi così. Io, mi merito qualcuno che resti.
Qualcuno che resti nonostante quei momenti in cui ho lo stomaco chiuso e il cuore gelido, quando ho paura di non sentire più niente: nessuna emozione né battito accelerato. Ma, spiegarlo a loro è un discorso inutile, adatto solo a chi riflette e mette in ordine i pensieri e la sua vita: non lo capiterebbero mai. E, allora, riordiniamoli, questi pensieri: dall’ultimo al primo, dal primo che trovo fino a quello che sento essere l’ultimo.
Di, errori, è vero, ne ho fatti tanti, ma nessuno è sbagliato: sbagliate, invece sono le azioni fatte in mala fede, chi si accaparra in modo meschino qualcosa che prima ti apparteneva ed occupava un posto dentro te. La sincerità no: non può mai essere errata la sincerità. Sbagliato è regalare rose senza il cuore che batte, illudersi di qualcosa che non sboccerà mai. Povera gente, mi fa quasi pena. Io, io vado fiera delle mie spine. Troppe persone sono come le rose rosse senza spine, senza la capacità di opporsi mai e, così, perdono parte della loro bellezza: chi vorrebbe una rosa priva del suo dono?
Io, ho sempre sorriso: quelle persone non meritano neppure che io mi sforzi di togliergli la parola o sprecare energie per contrastare le loro meschine azioni. Io, come ho già detto, ho bisogno di qualcuno che resti, e se quel qualcuno si lascerà soggiogare, allora, preferisco mille volte perderlo piuttosto che vivere con Giuda al mio fianco. Ho sempre il sorriso. Ho sempre sorriso anche se dentro muoio.
Poi tu, sai, non sarò mai la ragazza capace di farti dimenticare i problemi del mondo. Io, al massimo, ora come ora sarei solamente capace di metterti le braccia al collo e crollare, e mi dispiace di non avere lacrime di cristallo ed amare la pioggia. Però non importa, ora stiamo bene, stai bene, sto più o meno bene e va tutto bene così. Forse era questo l’amore che desideravo da qualcuno capace di restare, senza nemmeno rendermi conto dell’immensità che mi ha creato dentro.
Forse questa giornata è iniziata male, e mi fa pensare ai miei incubi notturni che non mi fanno riposare, forse oggi piove e il sole non si vedrà.
Ma, voi,
sappiate che io, la pioggia, la amo. E ho tutta l’energia del mondo anche se
sono giorni che gli incubi non mi mollano, perché finite le lacrime rimangono
le urla, finite le urla ci si può solo rialzare. Oggi è diverso, oggi non muoio
più. Oggi non piango e non chiedo nemmeno vendetta: niente paura, ci pensa la
vita, mi han detto così.
E, mentre io splendo, voi dove siete? Non vi vedo. Mentre io splendo, voi vi spegnete.
Lasciamo che i graffi possano bruciare, che se si disinfettano, poi, lo fanno ancora di più. E brucia, brucia ancora questa rabbia assimilata; quella rabbia che mi spingeva a non comprendere più con che parole volevo descrivere quel disordine interno, poiché, dalla penna, uscivano solo urla. Avevo tanta energia da non chiudere occhio la notte e lasciare cadere lacrime salate su chi se ne è, ed era andato.
Ma, ora, ora ho tanta energia che potresti fare a pezzi il mio mondo ed io, lo ricostruirei. Perché, se in questo momento quelle persone mi guardassero negli occhi, tremerebbero. Lo farebbero come recita quella canzone: perché “amare non è un privilegio, ma solo abilità: è ridere di ogni problema, mentre chi odia trema.” Tremate. Tremate perché ora so, vi ringrazio delle pugnalate alle spalle e dello sciacallaggio, ora so che sono abbastanza da meritare di più, da non meritare di sentirmi così. Io, mi merito qualcuno che resti.
Qualcuno che resti nonostante quei momenti in cui ho lo stomaco chiuso e il cuore gelido, quando ho paura di non sentire più niente: nessuna emozione né battito accelerato. Ma, spiegarlo a loro è un discorso inutile, adatto solo a chi riflette e mette in ordine i pensieri e la sua vita: non lo capiterebbero mai. E, allora, riordiniamoli, questi pensieri: dall’ultimo al primo, dal primo che trovo fino a quello che sento essere l’ultimo.
Di, errori, è vero, ne ho fatti tanti, ma nessuno è sbagliato: sbagliate, invece sono le azioni fatte in mala fede, chi si accaparra in modo meschino qualcosa che prima ti apparteneva ed occupava un posto dentro te. La sincerità no: non può mai essere errata la sincerità. Sbagliato è regalare rose senza il cuore che batte, illudersi di qualcosa che non sboccerà mai. Povera gente, mi fa quasi pena. Io, io vado fiera delle mie spine. Troppe persone sono come le rose rosse senza spine, senza la capacità di opporsi mai e, così, perdono parte della loro bellezza: chi vorrebbe una rosa priva del suo dono?
Io, ho sempre sorriso: quelle persone non meritano neppure che io mi sforzi di togliergli la parola o sprecare energie per contrastare le loro meschine azioni. Io, come ho già detto, ho bisogno di qualcuno che resti, e se quel qualcuno si lascerà soggiogare, allora, preferisco mille volte perderlo piuttosto che vivere con Giuda al mio fianco. Ho sempre il sorriso. Ho sempre sorriso anche se dentro muoio.
Poi tu, sai, non sarò mai la ragazza capace di farti dimenticare i problemi del mondo. Io, al massimo, ora come ora sarei solamente capace di metterti le braccia al collo e crollare, e mi dispiace di non avere lacrime di cristallo ed amare la pioggia. Però non importa, ora stiamo bene, stai bene, sto più o meno bene e va tutto bene così. Forse era questo l’amore che desideravo da qualcuno capace di restare, senza nemmeno rendermi conto dell’immensità che mi ha creato dentro.
Forse questa giornata è iniziata male, e mi fa pensare ai miei incubi notturni che non mi fanno riposare, forse oggi piove e il sole non si vedrà.
Ma, voi,
sappiate che io, la pioggia, la amo. E ho tutta l’energia del mondo anche se
sono giorni che gli incubi non mi mollano, perché finite le lacrime rimangono
le urla, finite le urla ci si può solo rialzare. Oggi è diverso, oggi non muoio
più. Oggi non piango e non chiedo nemmeno vendetta: niente paura, ci pensa la
vita, mi han detto così.E, mentre io splendo, voi dove siete? Non vi vedo. Mentre io splendo, voi vi spegnete.
martedì 13 novembre 2012
E le macerie dopo la bufera (mi abituerò)
Ho imparato che è meglio lasciare scaricare i fulmini a terra, prima di riaprire l'ombrello.
Ho sempre tentato di tenere lontana la tempesta. Sempre ci sono riuscita, finché la sua grandezza non cominciava a sovrastarmi, finché le mie mani riuscivano ancora a contenere nuvole e l'inchiostro sul foglio non sbiadiva sotto le goccie salate dei miei occhi.
Ora? Trovo sia così tragicomica questa vita che riesce a mutare totalmente nel giro di quasi un anno: strade, palazzi, vicoli cieci, amicizie, sguardi e parole ammutolite... cambia tutto, cambiamo anche noi. Il fatto è che ogni finale è anche un principio, solo che, quando sopraggiunge, lo si ignora. Il fatto è che, se riuscissi a descrivere a parole quello che provo, non sarebbe più un'emozione.
Cambiamo e non sappiamo cosa fare, ritornare indietro o vivere quello che sta accadendo? Peggio, forse meglio, chi può dirlo? Neppure questo sole che non si fa vedere da giorni eppure c'è, eppure è lì per quando ne avrai bisogno. Lui è lì. Non finge, lui c'è e basta.
Sto solamente cercando di fare ordine: mettere da parte i problemi e le discussioni a senso unico, quello che è rimasto a deperire in noi, promesse non mantenute ed aspettative deluse, paure e illusioni, sapori amari e scarse speranze riflesse nei frammenti dei miei occhi che ora come ora sono grigi come il cielo di novembre. "Non puoi pretendere la profondità da una pozzanghera."
Vero.
Ricordatelo, impara a cavartela da sola, che quando sarai al buio giocheranno tutti a nascondino... e non dovrai ritrovarti mai più a sussurrare nell'oscurità: "Dove sei?"
"Vattelo a prendere." Mi hanno sempre risposto, mi sono sempre lasciata convincere, ma ora mi chiedo: "Tu, sei mai tornato a prendermi?"
Forse non cadrà la pioggia ma la nebbia di questa città. Ci sarà nebbia ed io non ti vedrò.
C'è stata la nebbia, la tempesta, e tu non mi hai cercato. Forse perché ci siamo persi in essa, con essa.
E allora, ritornano, ritornano quei momenti dove devi solo scappare, come recita quella canzone, coprire il tuo amore, ma non nasconderlo sotto il mantello. Passerà qualcuno un giorno, qualcuno che valga la pena e debba vederlo?
Arriva quel momento dove hai bisogno di non dare più ordini né chiedere più nulla a nessuno, dimenticarti di responsabilità e compiti, avere tutto da imparare e nulla a cui pensare.
E vorresti essere appensantita solo dai libri e non dai pensieri.¨
E, un giorno, non ci sarò neppure io. E forse un giorno non ci sarò quando piangerai, perché tu non ti sei accorto mai, non hai mai badato ai miei silenzi.
Scusa se non ti vedrò. Scusa se non mi riconoscerai, tanto neppure pochi giorni fa mi hai conosciuto.
Ma, gli occhi, sono sempre quelli, anche se ora sono forse più profondi, umidi certo, ma non vuoti. Vuoti mai, perché ho ancora la forza per rialzarmi mille volte e più. Non ho bisogno di nessuno, io, perché quando sono caduta nessuno mi ha mai tirato su da terra, pulito le ginocchia e medicato le mani.
E il sole non si vede ancora, ma da domani mi scalderà nuovamente. E tu, lasciami splendere, che dell'apparenza, a questo punto potrei fare senza...
è di sostanza che non so se ne ho abbastanza.
Ho sempre tentato di tenere lontana la tempesta. Sempre ci sono riuscita, finché la sua grandezza non cominciava a sovrastarmi, finché le mie mani riuscivano ancora a contenere nuvole e l'inchiostro sul foglio non sbiadiva sotto le goccie salate dei miei occhi.
Ora? Trovo sia così tragicomica questa vita che riesce a mutare totalmente nel giro di quasi un anno: strade, palazzi, vicoli cieci, amicizie, sguardi e parole ammutolite... cambia tutto, cambiamo anche noi. Il fatto è che ogni finale è anche un principio, solo che, quando sopraggiunge, lo si ignora. Il fatto è che, se riuscissi a descrivere a parole quello che provo, non sarebbe più un'emozione.
Cambiamo e non sappiamo cosa fare, ritornare indietro o vivere quello che sta accadendo? Peggio, forse meglio, chi può dirlo? Neppure questo sole che non si fa vedere da giorni eppure c'è, eppure è lì per quando ne avrai bisogno. Lui è lì. Non finge, lui c'è e basta.
Sto solamente cercando di fare ordine: mettere da parte i problemi e le discussioni a senso unico, quello che è rimasto a deperire in noi, promesse non mantenute ed aspettative deluse, paure e illusioni, sapori amari e scarse speranze riflesse nei frammenti dei miei occhi che ora come ora sono grigi come il cielo di novembre. "Non puoi pretendere la profondità da una pozzanghera."
Vero.
Ricordatelo, impara a cavartela da sola, che quando sarai al buio giocheranno tutti a nascondino... e non dovrai ritrovarti mai più a sussurrare nell'oscurità: "Dove sei?"
"Vattelo a prendere." Mi hanno sempre risposto, mi sono sempre lasciata convincere, ma ora mi chiedo: "Tu, sei mai tornato a prendermi?"
Forse non cadrà la pioggia ma la nebbia di questa città. Ci sarà nebbia ed io non ti vedrò.
C'è stata la nebbia, la tempesta, e tu non mi hai cercato. Forse perché ci siamo persi in essa, con essa.
E allora, ritornano, ritornano quei momenti dove devi solo scappare, come recita quella canzone, coprire il tuo amore, ma non nasconderlo sotto il mantello. Passerà qualcuno un giorno, qualcuno che valga la pena e debba vederlo?
Arriva quel momento dove hai bisogno di non dare più ordini né chiedere più nulla a nessuno, dimenticarti di responsabilità e compiti, avere tutto da imparare e nulla a cui pensare.
E vorresti essere appensantita solo dai libri e non dai pensieri.¨
E, un giorno, non ci sarò neppure io. E forse un giorno non ci sarò quando piangerai, perché tu non ti sei accorto mai, non hai mai badato ai miei silenzi.
Scusa se non ti vedrò. Scusa se non mi riconoscerai, tanto neppure pochi giorni fa mi hai conosciuto.
Ma, gli occhi, sono sempre quelli, anche se ora sono forse più profondi, umidi certo, ma non vuoti. Vuoti mai, perché ho ancora la forza per rialzarmi mille volte e più. Non ho bisogno di nessuno, io, perché quando sono caduta nessuno mi ha mai tirato su da terra, pulito le ginocchia e medicato le mani.
E il sole non si vede ancora, ma da domani mi scalderà nuovamente. E tu, lasciami splendere, che dell'apparenza, a questo punto potrei fare senza...
è di sostanza che non so se ne ho abbastanza.
domenica 28 ottobre 2012
In amore, non si vince mai. (Amor vincit omnia)
Sono tornata, fenice, più forte di prima. Credo che nella vita ci sia bisogno di attimi di silenzio, di tormentata pace e sere a letto presto, mentre fissi la luna piena e vorresti smetterla di pensare.
Credo che i silenzi siano necessari per fare il punto. E ricominciare a scrivere la propria vita.
E vorresti di più. Più sogni e meno desideri sfuggevoli, più sole e meno vento gelido, più gelato e meno complessi, più amori che rimangono e combattono.
Noi, noi siamo il "più". Pensaci, due meni moltiplicati non danno forse somma postiva? Ma in matematica non sono mai stata afferrata, io. Tu? Il mio esatto opposto.
E vorrei più differenze per fare come le calamite ed aumentare la capacità magnetica di attrazione.
Mi sono presa il mio tempo, il mio spazio, le mie paure, la mia rabbia. Mi sono ripresa me stessa.
Ricordate quel groviglio di capelli rossi? Domati. Tornati in nero, ma non al nero.
Ricordate quei sogni troppo grandi sul cuscino e le aspettative deluse? Punti e sgonfiati con rose rosse.
Tutti abbiamo sogni della grandezza di un pugno e cuori che non resistono all'impatto. Tutti abbiamo paure, debolezze e, soprattutto, bisogno di sentirci amati.
Abbiamo la facoltà di sognare e non ricordarci cosa. Bisogno di vincere, arrivare primi e tagliare il traguardo o sbattere a terra sul ring l'avversario.
Mi sono presa il mio tempo ed ho capito. Ho capito che, però, in amore no: non si vince mai.
Mi sono presa il mio tempo, persa nelle pagine consumate di un libro, ed in una canzone che troppe volte ha assaporato le mie lacrime.
Io non ho bisogno di nessun eroe. Non ho bisogno di nessuno che sfidi draghi o i miei mostri sotto il cuscino, né di collier di diamanti o imprese eccezionali.
Ma ho bisogno che qualcuno veda oltre il mio sorriso, senza perdersi nel blu degli occhi liquidi.
Di una coperta calda, che l'inverno è tornato a soffiare da sotto la porta il suo alito gelido e una cioccolata calda che il mio umore altalenante ringrazia commosso, sia mai che gli occhi vogliano seguirlo...
Ho bisogno di te. Che, quando non ci credo più neppure io mi ricordi che:
"amor vincit omnia".
Credo che i silenzi siano necessari per fare il punto. E ricominciare a scrivere la propria vita.
E vorresti di più. Più sogni e meno desideri sfuggevoli, più sole e meno vento gelido, più gelato e meno complessi, più amori che rimangono e combattono.
Noi, noi siamo il "più". Pensaci, due meni moltiplicati non danno forse somma postiva? Ma in matematica non sono mai stata afferrata, io. Tu? Il mio esatto opposto.
E vorrei più differenze per fare come le calamite ed aumentare la capacità magnetica di attrazione.
Mi sono presa il mio tempo, il mio spazio, le mie paure, la mia rabbia. Mi sono ripresa me stessa.
Ricordate quel groviglio di capelli rossi? Domati. Tornati in nero, ma non al nero.
Ricordate quei sogni troppo grandi sul cuscino e le aspettative deluse? Punti e sgonfiati con rose rosse.
Tutti abbiamo sogni della grandezza di un pugno e cuori che non resistono all'impatto. Tutti abbiamo paure, debolezze e, soprattutto, bisogno di sentirci amati.
Abbiamo la facoltà di sognare e non ricordarci cosa. Bisogno di vincere, arrivare primi e tagliare il traguardo o sbattere a terra sul ring l'avversario.
Mi sono presa il mio tempo ed ho capito. Ho capito che, però, in amore no: non si vince mai.
Mi sono presa il mio tempo, persa nelle pagine consumate di un libro, ed in una canzone che troppe volte ha assaporato le mie lacrime.
Io non ho bisogno di nessun eroe. Non ho bisogno di nessuno che sfidi draghi o i miei mostri sotto il cuscino, né di collier di diamanti o imprese eccezionali.
Ma ho bisogno che qualcuno veda oltre il mio sorriso, senza perdersi nel blu degli occhi liquidi.
Di una coperta calda, che l'inverno è tornato a soffiare da sotto la porta il suo alito gelido e una cioccolata calda che il mio umore altalenante ringrazia commosso, sia mai che gli occhi vogliano seguirlo...
Ho bisogno di te. Che, quando non ci credo più neppure io mi ricordi che:
"amor vincit omnia".
domenica 14 ottobre 2012
Saremo luce, che attraversa il buio e profumo di brioches la mattina. (Sai, amore)
Alle volte penso che dovrebbe esserci un orario, la sera, in cui tutti decidono di accendere la luce.
Un orario, la mattina, in cui tutti siano svegliati dal profumo di brioches di quando erano piccoli.
E un giorno, nella vita, in cui tutti decidono di amare, di esprimere ciò che provano.
Quel giorno non è ancora arrivato. Ma io, ho fede, sapete questo mondo e questa vita, facili combattenti non sono.
Sai, sono di parole difficili io. Le parole non mi rispecchiano. Io sono punteggiatura, inchiostro su una pagina bianca, pause, respiri, silenzi, esclamazioni e soprattutto punti interrogativi.
È difficile cavarmele dalla gola, è difficile trovarmi, sono negli spazi tra le parole, là dove è difficile entrare, lo so, è insopportabile.
E vorrei riuscirti a dire che quando litighiamo le mie energie si spengono come quando usi troppo il computer, scrivendo a notte fonda, e la batteria cala. E ora che tutto è al suo posto, mi fa paura: è un po' come chiudere gli occhi e lasciarsi cadere all'indietro senza sapere se la terra ci sarà quando ne avrai bisogno. È un po' come prima, quando non litigavamo ed eravamo solo felici.
Vorrei dimostrarti con gesti e parole ciò che provo per te. Perché forse, non lo faccio mai abbastanza. Non dimostro mai tutto quello che sento, perché mi è difficile, perché non trovo le parole, perché, perché, perché sono un disastro.
Ma sono un disastro che può essere maldestro, buffo e che so che ami.
Per la prima volta, non voglio che finisca. Per la prima volta, non voglio cambiare.
Per la prima volta, sono stanca di scappare.
Troppe volte sono rimasta in silenzio e non avrei dovuto. A partire da quando mi dicesti "ti amo" sotto la neve, con la casa in fiamme, ricordi?
Ho avuto paura, è vero, ed è anche vero che non ci ho creduto.
Ma, sai, le parole, alla fine le ho sempre trovate. Ci ho messo un po', hai ragione. Ma è tutto qui.
Ci ho messo molto, vero. Ma è per amore.
Ma è amore.
Un orario, la mattina, in cui tutti siano svegliati dal profumo di brioches di quando erano piccoli.
E un giorno, nella vita, in cui tutti decidono di amare, di esprimere ciò che provano.
Quel giorno non è ancora arrivato. Ma io, ho fede, sapete questo mondo e questa vita, facili combattenti non sono.
Sai, sono di parole difficili io. Le parole non mi rispecchiano. Io sono punteggiatura, inchiostro su una pagina bianca, pause, respiri, silenzi, esclamazioni e soprattutto punti interrogativi.
È difficile cavarmele dalla gola, è difficile trovarmi, sono negli spazi tra le parole, là dove è difficile entrare, lo so, è insopportabile.
E vorrei riuscirti a dire che quando litighiamo le mie energie si spengono come quando usi troppo il computer, scrivendo a notte fonda, e la batteria cala. E ora che tutto è al suo posto, mi fa paura: è un po' come chiudere gli occhi e lasciarsi cadere all'indietro senza sapere se la terra ci sarà quando ne avrai bisogno. È un po' come prima, quando non litigavamo ed eravamo solo felici.
Vorrei dimostrarti con gesti e parole ciò che provo per te. Perché forse, non lo faccio mai abbastanza. Non dimostro mai tutto quello che sento, perché mi è difficile, perché non trovo le parole, perché, perché, perché sono un disastro.
Ma sono un disastro che può essere maldestro, buffo e che so che ami.
Per la prima volta, non voglio che finisca. Per la prima volta, non voglio cambiare.
Per la prima volta, sono stanca di scappare.
Troppe volte sono rimasta in silenzio e non avrei dovuto. A partire da quando mi dicesti "ti amo" sotto la neve, con la casa in fiamme, ricordi?
Ho avuto paura, è vero, ed è anche vero che non ci ho creduto.
Ma, sai, le parole, alla fine le ho sempre trovate. Ci ho messo un po', hai ragione. Ma è tutto qui.
Ci ho messo molto, vero. Ma è per amore.
Ma è amore.
domenica 23 settembre 2012
Vorrei dirti ora, le stesse cose. (Ma come fanno presto, amore,ad appassire le rose).
Sarà che mi sono sempre sentita un po' diversa, rispetto agli altri. Sarà colpa del mio nome, sarà che non ho ancora capito se la mia sia una condanna o una salvezza. O, forse ho appreso tempo fa com'è ridotto questo mondo, come ci si può ridurre a pelle ed ossa, che effetto fa il digiuno di vita ed amore. Certo, preferirei rimanere nell'ignoranza come la maggior parte delle persone, ma non sarei quel groviglio di pensieri disordinati e capelli che sono. Che, poi, se la gente non si ostinasse a mettere ordine nelle cose, ma assecondasse il casino universale e ci suonasse sopra, vivremmo tutti meglio.
O peggio? Non so. Fattostà che io, lascio i miei capelli così, così il vento mi trasporta di più, perché se li tagliassi non sarebbero più gli stessi che avevi accarezzato tu.
Ed ora, cerco la mia vena poetica. E le parole non escono come rondini perse nell'aria. E scusate se non riesco a dare un senso a ciò che scrivo, ma forse, un senso non ce l'ha. Forse perché nessuno ha ancora capito come funziono, anche perché, le funzioni, sono sempre state incomprensibili alla maggioranza delle persone, me compresa. Il fatto è che se sono incredibilmente lunatica, e se cambio umore spessissimo, forse, è solo perché ho bisogno di attenzioni, sicurezze. Eppure le certezze sono poche. Sono poche, e a rimanere sono solamente le abitudini e quelle piccolezze che non si staccano dai vestiti e dalla mia testa. Forse vorrei solo riavere la certezza di poter usare le parole "io" e "forte", "io" e "te", "noi" nello stesso contesto. Ridatemi la vena poetica, ridatemi queste certezze, ridatemi tutto....
Guardaci: cosa siamo diventati io e te?
Ma lo vedi che ho il mondo dentro agli occhi anche se non emetto parola?
Respira, cosa vorresti sentire?
Forse questa è solo una di quelle notte dove i sogni sono troppo grandi e lontani e le illusioni ci fanno sentire marci, quando tutto ciò che importa è la luna che filtra dalla finestra e le parole sul foglio ed il té non dovrebbero finire mai.
So che a questa età il mondo non è mai come vorremmo: vero. Eppure c'è, eppure ruota e domani la pioggia di settembre bagnerà nuovamente i miei libri di scuola, eppure va amato. Forse dovremmo lasciare alla vita la capacità di sorprenderci.
Io, ho paura. Tu? Di cosa hai paura? Di amare, di amarmi o si non potermi amare abbastanza? Perché se così fosse, allora dimmi, che senso ha aspettare che la pioggia di settembre porti via questa confusione?
Sono qui, sono qui col mio cuore in mano, con una penna di troppo e un foglio bianco da riempire perché è l'unico modo che ho riappreso per comunicare quello che mi scorre nelle vene. Perché se non sccrivo la testa rischia di scoppiare e non lo desidero. Sai, preferisco danzare tra parole e dichiarazioni, che tra silenzi e scatole vuote. Eppure c'è silenzio in questa stanza, ed è ben visibile. Pesa. Uno di quei silenzi che vedi e ti spaventa. Uno di quelli a cui non puoi urlare contro, opporti. Resisteranno ora, al freddo glaciale le tue parole? Resisteranno ancora le mie foto sul muro e i tuoi mancamenti d'aria? I miei polmoni resisteranno agli abissi dei tuoi vuoti? Ora che, come recitava quella canzone "non ci facciamo compagnia". Ora che tu dormi su queste insicurezze ed io scrivo? Ora che ho deciso d'imparare a coltivare non una, ma ben due piante, io che sono sempre stata negata in questo?
Non ho bisogno di ciò che mi manca. Ora come ora, mi serve solo quello che ho. Però mi serve forte: fortissimo, altrimenti non sarebbe abbastanza. Sai, non c'è mancanza peggio di qualcosa che hai e, nonostante ciò, ti manca.
Non voglio promesse: sono solo parole, non servono a niente. Eppure, eppure non riesci a non dirle, vero? Non voglio che ci promettiamo di stare sempre insieme. Se proprio dobbiamo prometter qualcosa, allora, promettiamoci che, se ci faremo del male, sarà per poi farci più bene. Che arriveremo anche ad odiarci, pur di non restare indifferenti. Ma, soprattutto, che se continueremo ad amarci, ci ameremo come prima. Ci ameremo troppo, perché un po' meno non sarebbe abbastanza.
O peggio? Non so. Fattostà che io, lascio i miei capelli così, così il vento mi trasporta di più, perché se li tagliassi non sarebbero più gli stessi che avevi accarezzato tu.
Ed ora, cerco la mia vena poetica. E le parole non escono come rondini perse nell'aria. E scusate se non riesco a dare un senso a ciò che scrivo, ma forse, un senso non ce l'ha. Forse perché nessuno ha ancora capito come funziono, anche perché, le funzioni, sono sempre state incomprensibili alla maggioranza delle persone, me compresa. Il fatto è che se sono incredibilmente lunatica, e se cambio umore spessissimo, forse, è solo perché ho bisogno di attenzioni, sicurezze. Eppure le certezze sono poche. Sono poche, e a rimanere sono solamente le abitudini e quelle piccolezze che non si staccano dai vestiti e dalla mia testa. Forse vorrei solo riavere la certezza di poter usare le parole "io" e "forte", "io" e "te", "noi" nello stesso contesto. Ridatemi la vena poetica, ridatemi queste certezze, ridatemi tutto....
Guardaci: cosa siamo diventati io e te?
Ma lo vedi che ho il mondo dentro agli occhi anche se non emetto parola?
Respira, cosa vorresti sentire?
Forse questa è solo una di quelle notte dove i sogni sono troppo grandi e lontani e le illusioni ci fanno sentire marci, quando tutto ciò che importa è la luna che filtra dalla finestra e le parole sul foglio ed il té non dovrebbero finire mai.
So che a questa età il mondo non è mai come vorremmo: vero. Eppure c'è, eppure ruota e domani la pioggia di settembre bagnerà nuovamente i miei libri di scuola, eppure va amato. Forse dovremmo lasciare alla vita la capacità di sorprenderci.
Io, ho paura. Tu? Di cosa hai paura? Di amare, di amarmi o si non potermi amare abbastanza? Perché se così fosse, allora dimmi, che senso ha aspettare che la pioggia di settembre porti via questa confusione?
Sono qui, sono qui col mio cuore in mano, con una penna di troppo e un foglio bianco da riempire perché è l'unico modo che ho riappreso per comunicare quello che mi scorre nelle vene. Perché se non sccrivo la testa rischia di scoppiare e non lo desidero. Sai, preferisco danzare tra parole e dichiarazioni, che tra silenzi e scatole vuote. Eppure c'è silenzio in questa stanza, ed è ben visibile. Pesa. Uno di quei silenzi che vedi e ti spaventa. Uno di quelli a cui non puoi urlare contro, opporti. Resisteranno ora, al freddo glaciale le tue parole? Resisteranno ancora le mie foto sul muro e i tuoi mancamenti d'aria? I miei polmoni resisteranno agli abissi dei tuoi vuoti? Ora che, come recitava quella canzone "non ci facciamo compagnia". Ora che tu dormi su queste insicurezze ed io scrivo? Ora che ho deciso d'imparare a coltivare non una, ma ben due piante, io che sono sempre stata negata in questo?
Non ho bisogno di ciò che mi manca. Ora come ora, mi serve solo quello che ho. Però mi serve forte: fortissimo, altrimenti non sarebbe abbastanza. Sai, non c'è mancanza peggio di qualcosa che hai e, nonostante ciò, ti manca. Non voglio promesse: sono solo parole, non servono a niente. Eppure, eppure non riesci a non dirle, vero? Non voglio che ci promettiamo di stare sempre insieme. Se proprio dobbiamo prometter qualcosa, allora, promettiamoci che, se ci faremo del male, sarà per poi farci più bene. Che arriveremo anche ad odiarci, pur di non restare indifferenti. Ma, soprattutto, che se continueremo ad amarci, ci ameremo come prima. Ci ameremo troppo, perché un po' meno non sarebbe abbastanza.
mercoledì 12 settembre 2012
Se amarti fosse un reato. (Vorrei dirti)
Odio quando apro la bocca e non emetto suono alcuno. Quando il mio cervello prende giacca e ombrello e se ne esce a fare un giro.
Eppure, eppure vorrei urlare, urlare forte.
Vorrei dirti che odio quando tagli i capelli perché mi piace intrecciarci le mani. Ti ho mai detto che resterei sotto l'acqua corrente per ore e ore anche a costo di ammalarmi di una febbre a centottanta gradi? Centottanta? Sì proprio così, come gli yogurt.
Sai, alle volte quando giriamo per strada mi rendo conto che pare sia difficile non starci a guardare, per la gente. Potremmo tenere una raccolta differenziata di invidiosi, gelosi e meschini. Ci sono strade di gente che ci fissa e tu nemmeno ci fai caso, vero? Loro non sanno che resisteremo, resisteranno i sedimenti di noi su queste strade, su queste panchine e sui libri aperti sui nostri comodini. Resisteranno al freddo glaciale dell'inverno le tue parole, al caldo torrido i tuoi sorrisi. Resisteranno ancora le nostre foto sul muro, resisteranno agli abissi dei miei vuoti.
Vorrei dirti poi che è stupendo quando arrosisci, non credevo neppure che ne saresti stato capace, se ti parlo di me, di quello che provo. Sai, vorrei non avere paura delle parole come non ne ho della penna. Sai, se amarti fosse un reato, sono sicura che mi farei arrestare nel giro di cinque minuti e mi beccherei un bell'ergastolo.
Amo quando ammazzi i miei fantasmi, quando mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte in preda agli incubi e tu mi decapiti il buio.
Ti direi poi che ho paura di pederti ogni giorno di più e, allora, mi allontano: mi nascondo sotto un castello di carte pregando che non arrivi il vento... Vorrei dirti che ti amo più di qualunque cosa al mondo, e che odio usare la parola "cosa" in una frase del genere.
Sai, non è finita. No, questa valanga di parole non dette non è ancora finita.
Devo ancora dirti di quando mi hai presa e sollevata da terra, dove mi ero accucciata con i pugni chiusi a difendere quel che restava del mio cuore. Devo ancora dire tutto.
Devo ancora dirti grazie. Ma le parole rimangono incastrate in gola.
Allora scrivo. Scrivo delle lacrime, di tutte le volte che abbiamo litigato e fatto pace... scrivo perché siamo ancora qui, più forti di prima.
Potrei scrivere poi di quella notte in cui tutto bruciava e mi hai detto ti amo. Non sono riuscita a fare altrettanto. Scrivo di qualcosa che spero non finisca e non dico mai, perché il mai non esiste.
Sai, sei un po' quello che più di bello possiedo e forse non lo sai.
Ora ti chiederai da dove prendo tutta questa folgorante dolcezza... forse da questa sera d'inizio autunno, dove soffia un vento che fa fremere le ossa e tu non sei qui.
Forse perché in momenti come questo prendo consapevolezza del fatto che cambieranno anche le abitudini, città, vita, ma rimarrà comunque la stessa sostanza e, di certo, in sostanza io ti amo, sebbene ogni giorno lo faccia in modo diverso. Forse perché siamo due anime dalle ossa un po' rotte, ma dai sentimenti ancora intatti.
E loro, loro che ci guardano, loro che non sono tornati hanno visto solo la punta dell'iceberg. Siamo molto più che un ammasso di cellule e desideri messi in fila.
Scrivo di te, di noi. Scrivo perché rimani, anche se sei via.
Eppure, eppure vorrei urlare, urlare forte.
Vorrei dirti che odio quando tagli i capelli perché mi piace intrecciarci le mani. Ti ho mai detto che resterei sotto l'acqua corrente per ore e ore anche a costo di ammalarmi di una febbre a centottanta gradi? Centottanta? Sì proprio così, come gli yogurt.
Sai, alle volte quando giriamo per strada mi rendo conto che pare sia difficile non starci a guardare, per la gente. Potremmo tenere una raccolta differenziata di invidiosi, gelosi e meschini. Ci sono strade di gente che ci fissa e tu nemmeno ci fai caso, vero? Loro non sanno che resisteremo, resisteranno i sedimenti di noi su queste strade, su queste panchine e sui libri aperti sui nostri comodini. Resisteranno al freddo glaciale dell'inverno le tue parole, al caldo torrido i tuoi sorrisi. Resisteranno ancora le nostre foto sul muro, resisteranno agli abissi dei miei vuoti.
Vorrei dirti poi che è stupendo quando arrosisci, non credevo neppure che ne saresti stato capace, se ti parlo di me, di quello che provo. Sai, vorrei non avere paura delle parole come non ne ho della penna. Sai, se amarti fosse un reato, sono sicura che mi farei arrestare nel giro di cinque minuti e mi beccherei un bell'ergastolo.
Amo quando ammazzi i miei fantasmi, quando mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte in preda agli incubi e tu mi decapiti il buio.
Ti direi poi che ho paura di pederti ogni giorno di più e, allora, mi allontano: mi nascondo sotto un castello di carte pregando che non arrivi il vento... Vorrei dirti che ti amo più di qualunque cosa al mondo, e che odio usare la parola "cosa" in una frase del genere.
Sai, non è finita. No, questa valanga di parole non dette non è ancora finita.
Devo ancora dirti di quando mi hai presa e sollevata da terra, dove mi ero accucciata con i pugni chiusi a difendere quel che restava del mio cuore. Devo ancora dire tutto.
Devo ancora dirti grazie. Ma le parole rimangono incastrate in gola.
Allora scrivo. Scrivo delle lacrime, di tutte le volte che abbiamo litigato e fatto pace... scrivo perché siamo ancora qui, più forti di prima.
Potrei scrivere poi di quella notte in cui tutto bruciava e mi hai detto ti amo. Non sono riuscita a fare altrettanto. Scrivo di qualcosa che spero non finisca e non dico mai, perché il mai non esiste.
Sai, sei un po' quello che più di bello possiedo e forse non lo sai.
Ora ti chiederai da dove prendo tutta questa folgorante dolcezza... forse da questa sera d'inizio autunno, dove soffia un vento che fa fremere le ossa e tu non sei qui.
Forse perché in momenti come questo prendo consapevolezza del fatto che cambieranno anche le abitudini, città, vita, ma rimarrà comunque la stessa sostanza e, di certo, in sostanza io ti amo, sebbene ogni giorno lo faccia in modo diverso. Forse perché siamo due anime dalle ossa un po' rotte, ma dai sentimenti ancora intatti.E loro, loro che ci guardano, loro che non sono tornati hanno visto solo la punta dell'iceberg. Siamo molto più che un ammasso di cellule e desideri messi in fila.
Scrivo di te, di noi. Scrivo perché rimani, anche se sei via.
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