Ricordatemi di dimenticare di pensare,
ogni qualvolta mi passi per la testa di poterlo cercare ancora
disperatamente nella mia mente, al suo solito posto. Rammentatemi di
ricordare al mio cuore che un giorno dimenticheremo entrambi. "I
wish you were here": la radio si prende gioco di me stessa e del
mio desiderio di lasciarmi perdere in giornate d'amore senza
manifestazione, dove la pioggia non riesce neppure ad essere coerente
e abbastanza intensa da far sciogliere l'inchiostro di quella lettera
maledetta. Tutto ciò accade mentre,dentro me, vedo solo una panchina
vuota, nel cuore un'unico comando: scappa.
Vorrei che tu fossi qui, o magari da
un'altra parte, non importerebbe. E allora, voi, aiutatemi. Legate
questa mia pazzia galoppante e insegnatemi ad urlare. Ho bisogno di
urlare fino a non avere più fiato, perché se non lo faccio ora, non
lo farò mai più. E, se non si impara ad urlare, ciò che ci spinge
a farlo finisce per marcirci dentro, perché è solo gridando che si
può tornare a respirare.
Tu? Tu insegnami a scordarmi di
pensare. Il problema è che finisce sempre allo stesso modo: uno
prova ad uccidere i pensieri e poi loro finiscono per pugnalarci alle
spalle. Sono momenti in cui il latte che si era messo a riscaldare
straborda, perché son persa ad ascoltare la conversazione di questa
luna piena con la mia insonnia, la temperatura si abbassa, il
diaframma di contrae e finisco per non dimenticarmi di te, ma del
padellino sul fuoco. Non ho fatto nulla. Proprio niente, ho cercato
di andare lontano per cancellare ogni traccia ma a poco servono i
chilometri se e lettere non giungono a destinazione e il cuore è un
muscolo involontario.
Ciao, mi alzo tutti i giorni, studio e
leggo al limite dell'impossibile... Ma queste sono solo scuse, sto
mentendo o omettendo la verità: sto parlando solamente della
superficie. Ancora mi chiedo se ci sia veramente qualcuno dietro alle
frasi che si leggono sui muri, dormo abbracciando un cuscino
altrimenti finisco per perdermi anche nelle coperte e cadere,
consapevole che, i sogni, quando cadono, fanno un fracasso indecente.
Un rumore assordante, pari a quello prodotto dall'amore senza
manifestazione.
Eppure, confesso, qualcosa è cambiato:
ora cerco di arrivare a fine giornata senza farmi scoppiare il cuore,
non ho ancora il coraggio di prendermi in braccio e portarmi in salvo
da sola, ma ci sto lavorando. Purtroppo, per ora, i pensieri sono
ancora troppo pesanti e le allucinazioni non mollano perché non
voglio lo facciano. Non lo desidero perché sono ancora troppo debole
per non incontrarti più per caso, per strada, in un caffé, nei
corridoi dell'università, sotto il mio portone qualunque momento io
mi immagini di poterti parlare. Sai, qualcuno, tempo fa, mi disse che
qualora mi fossi persa avrei dovuto scrivergli... Ebbene, io, ti
parlo. Ed è una specie di gioco, quando mi sento lo schifo addosso e
non c'è verso di lavarlo via, io ti parlo. Forse lo faccio perché
son una di quelle che si è abituata, a star sola, forse perché un
po' pazzi siamo tutti, in fin dei conti, nevvero? La verità è che
certe persone finiscono per mancarci maggiormente quando non possiamo
dirglielo e la mia mente non vuole lasciarti andare. Ed è ancora
insonnia, e di nuovo mattina, tanto che
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