Ho lottato invano. Non c’è rimedio. Non sono
in grado di reprimere i miei sentimenti. Eppure, sto un po’ meglio, pur senza
capire come. Certo, ho un carattere forte, dicono tutti. Quelle come me sono
tenaci. Li ho lasciati parlare, e intanto pensavo al fatto che quelle come me
sono sì forti, ma ogni notte pensano di non farcela, e questo le porta a stare
sveglie. Sapeste com’è faticoso, il coraggio, a volte. Quanta volontà ci vuole
in periodi di un nero spettacolare per uscire, per affrontare il mattino con
tanta notte dentro.
Ma forse, dal dolore, si riesce anche a
guarire, e, soprattutto, a tornare a scrivere. Voglio ricominciare a scrivere,
perché farlo è come correre in un campo minato sperando di non esplodere, e
perché, per uccidere qualcuno, bastano tre parole ben assestate.
Odiarti senza imbrogli.
Ecco. Cominciamo da qui. Ho bisogno di poter
abbandonare i miei sogni nei quali credevo ancora, e quella domanda martellante
che mi rimbomba in testa e non mi lascia dormire : « A che servono
gli incontri, se poi ognuno prosegue per la sua strada ? » La mia, in
questi ultimi tempi, non fa altro che essere attraversata da sconfitte, eppure…
Eppure sono riuscita ad abbandonare l’ambizione di diventare migliore, di
colorare la mia anima scura : è già lucente così.
Ora, è tempo di abbandonare i codardi con
l’amore degli altri, che non hanno ancora capito che senza fegato non si arriva
da nessuna parte, così come chi ha messo il suo cuore in un angolo per paura di
ascoltarlo. Ci sono poi gli ipocriti, chi punta il dito per poi nascondervisi
dietro. I miei incubi notturni, rimpiazzati dalla ferma certezza che, prima o
poi, qualcuno farà lo sbaglio di fare il pazzo, venire sotto casa mia, tirare
sassi alla finestra illuminata, per pretendere poi di sfondare il portone con
un mazzo di rose. Quindi lascio su questa terra volgare, che non mi appartiene,
anche le sostanze per dormire, giacché voglio restare sveglia e chiedermi ogni
momento se son sicura di quello che non sto facendo.
Tutto questo, per dirti che, ora, il fatto che
mi manchi non mi ferisce, né mi cura. Perché siamo lontani, forse in secoli
diversi, forse su due continenti o pianeti diversi, che si son cercati ma ora
son stanchi di non trovarsi mai.
Perché, ora, è come se la vita mi dicesse :
guarda, sono qui, riprova.
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