Vorrei riuscire a tornare a scrivere in modo
semplice, lineare ed essenziale. Ma, ogni qualvolta io ci provi, il foglio non
fa che riempirsi di frasi e pensieri sparsi, senza alcun legame tra di loro.
Tempo fa mi fu detto di provare a buttare fuori tutto a caso. Come se nessuno
leggesse, ma cosciente tuttavia che qualcuno lo avrebbe fatto. E solo allora, lo
scrivere sarebbe divenuto cosa reale e non un semplice grido al vento, grazie a quella presenza invisibile. Ma, al contempo, mi sarei liberata da qualsiasi
paura di venir giudicata. Uno sfogo, un urlo rivolto a qualcuno ci cui avevo
bisogno. Ho perso il conto dei giorni, da quelle parole, da quando ciò di cui
avevo bisogno maggiormente era il fatto di poter urlare e non urlare di
qualcuno. Oggi ? Mi ritrovo qui, a provare a scrivere chiedendomi se io
faccia bene, dal momento che la questione che più mi preme è se io venga
ascoltata anche quando sto zitta…
Sono nuovamente seduta alla finestra più alta
di questa casa, guardo il cielo e mi accorgo di riuscire a veder meglio da
questo buio quei puntini luccicanti che splendono anche nella polvere della mia
stanza in disordine. Mi piace questa finestra spalancata sulla notte della
primavera in arrivo. Mi piace l’amore quando ubriaca. Mentre provo a vivere con
i miei difetti, con la musica sempre troppo alta per chi mi sta accanto,
impilando a caso libri sul comodino e aggiungendo così dell'altra vacillante
instabilità al mio equilibrio precario.
Ma va tutto bene.
Ho un qualche
pensiero triste e due o tre sereni, mentre realizzo che sarebbe una grande cosa
poter ottenere un abbonamento per il collegamento telepatico. Così potrei dire
tutto pur facendo finta di niente. E magari riuscirei anche a scrivere una lettera
in modo semplice, poiché scrivere è l’unico modo di aspettare senza farsi del
male… cosa potrei dire ? Che qui, nonostante sia « un giorno
scuro » e le mancanze si facciano fortemente sentire, io riesco a vedere
davanti a me questa strada che sembra la notte intera… Ma forse qui il tempo
si è realmente fermato, sono sempre le quattro del pomeriggio, e forse è solo
l’orizzonte e non c’è quindi nulla da temere. Scriverei poi che desidero fortemente ricevere una
telefonata notturna che mi svegli dalla mia stessa insonnia fino a farmi cadere
in un sonno profondo, lasciando la conversazione aperta sul cuscino. Che non ho mai
conosciuto persone in grado di sapere esattamente come prendermi anche quando
non possono toccarmi. Che non sono per nulla sicura di quello che non sto
facendo, ma potrei porre la stessa domanda se solo il coraggio non finisse qui :
sul foglio bianco che mi accorgo aver riempito senza far inutili previsioni o
piani, mentre ancora mi chiedo se esista realmente, tra un respiro e l’altro,
il luogo dell’assenza e, « mentre il cuore domanda : cos’è che manca ? »
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