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martedì 17 maggio 2011

Voi, ci credete (ancora), in questo mondo?

Per quanto complicato possa essere, non si può partire dal presupposto che tutto sia così com'è ed appare: immtabile. Non si può dare nulla per scontato, sia mai che domani il caos troverà una propria gravità, in siantonia col resto dell'universo e dal cielo altro non pioverà che pioggia, e sulla terra altro non scorrer?a che acqua.
Fondamentalmente risulta difficile crederlo, tanto che questo mondo rilega nei suoi sotterranei stellari e classifica sotto la voce "impossibile" tali convinzioni, frutti di chi non si è rassegnato a questo rotolare per inerzia. Di principio non si crede perchè risulta fin troppo facile non farlo. Allora, cominciamo dal principio, dal basso.
Io, di base, credo nella pioggia, nelle note di matematica: non mi spingo a decidere sua una sua relatività o meno. "Tutto è relativo". Com'è possibile, allora, che su questo pianeta, negativo per negativo non dia positivo?
Qui, tutto si somma: spesa, giorni, cuori. Allora accade così che io finisca per crederci, in questi giorni storpi, storti, tutti uguali; nelle mezze stagioni che non esistono più, nelle foglie morte dopo l'autunno, mentre noi si sta (sempre) "come d'autunno, sugli alberi"...
Credo nella folla salutare, nel complesso, nel caffè freddo, nei post-it giallo carbonio quattordici per ricordarsi i propri pezzi, quotidianamente.
Credo, poi, molto nel passato e poco nel futuro. Ma anche nella vita, giacchè nel suo opposto neppur c'è bisogno di porsi la questione. Credo nella speranza come unica salvezza, nelle bugie e mai nella verità. Credo nel credere come arma di ricostruzione di massa, di terra: questa terra.
Credo fermamente in questo mondo che va a pezzi e in questo Dio che non c'è e, qualora ci fosse, mi dovrebbe molto spiegazioni...

mercoledì 11 maggio 2011

Un minuto solo un minuto per, parlarvi di me.

Non occorre neppure che vi sediate, ci metterò tre secondi. Anzi, facciamo un minuto che forse è meglio.
Forse non avete ancora capito bene come funziono: sono lunatica all'inverosimile, se c'è una cosa che odio fare è scegliere e se lo faccio, sono impulsiva: preferisco buttarmi. Forse non avete capito nulla di me, che, anche se sono stonata dal momento che nessuno me lo vieta, io canto.
Se me la prendo tanto è solo perchè so di avere ragione, perchè mi spiace vedere inutili preoccupazioni, perchè al nulla preferisco di gran lunga lo scontro. Non guardatemi in quel modo. Ho qualcosa che non va? Capelli spettinati a parte, non mi risulta. Altro? Se sì, allora, prestatemi una biro per ridisegnarmi. Lo farò, nessun problema, ma lo farò a modo mio: a pois verdi su sfondo blu mare, perchè anche se un senso non ce l'ha, magari possiamo trovarcelo e a me piace.
Ma, se un giorno mai riuscirete a vedermi realmente, mi accontenterò di tingere solamente di rosso i capelli, anche se non è molto opportuno, e di un abbraccio.
È solo malinconia, che passa. Ho solamente bisogno di urlarle contro e magari piangere un po' che, il resto, arriverà. La terra promessa su cui fare naufragio, la capacità di vedermi realmente per chi sono, i campi di grano e le corse libere con la malinconia di un'estate di città.
Ma, per ora, campa cavallo che l'erba cresce.

...e andiamo a fumarla nei campi di viole...

sabato 7 maggio 2011

Ciò che potrei pensare, dal momento che non penso a nulla.

Non ho idea di cosa mi sia successo ultimamente: da non imprimere più nulla su carta. Da non cercare più i libri in biblioteca indirizzandogli il dito contro, quasi a volergli imporre di farsi amare. Ora, mormoro le iniziali nella mia testa, in un caos di lettere che formano frasi prive di senso; forse, per una qualche paura di solitudine.
Non uso più la matita: odio le cose precarie, ed ho fiducia nel tempo, che possa chissà un giorno muoversi nell'altro senso. Mi viene da chiedermi perchè, se non ho nessuno a cui indirizzare, dedicare le mie parole, il mio cervello va in pensione... è perchè penso troppo, penso a quello che pensano gli altri, penso a ciò che penso io e che potrei pensare dal momento che non penso a nulla. Ne esce una malinconia di melassa che si appiccica ai sogni e non se ne va: la pioggia è vana, le lacrime pure. La pioggia, poi, se ne frega, lo fa sempre. E voi lo sapete l'effetto che ha su di me, che ancora non capisco perchè, se il cielo piange, devo farlo pure io.
Che tristezza, questi sogni che un po' sono veri e un po' è andata come è andata e forse me ne reando conto solo ora che, se torna, non è che torni pure te... adesso basta, giuro che ho tante, troppe cose ancora da scrivere, da dire e che so mi basterebbe anche solo scrivere "ciao" e già mi sentirei meglio. "Ti va di parlare? È più di un anno che non lo facciamo, tanto tempo, forse troppo." Il problema è che non voglio finire per scriverlo in modo banale. Pretendo di dire qualcosa che non vi stufiate ma di leggere, che qualcuno magari simile a tratti a me cerca, perchè ha forse bisogno di sentirsela dire, di sè stesso. Affinchè si possa sentire meglio, che, dal momento in cui chi legge sta meglio, colui che scrive sta da Dio.

"Se mi manchi, sarà perchè/non ho piu' niente da doverti ricordare,/ io non ho piu' giorni da dover scordare
almeno un po'...
Ho solo stelle da guardare un cielo nero da riempire./ E manchi"

sabato 30 aprile 2011

Se non piovesse acido, su questo mondo.

Avete presente quando vi svegliate di soprassalto, nel pieno della notte, sudati: quando la stanza è immersa in un fitto strato di tenebre e cercate l'interruttori a tentoni? È successo così a me. Succede così ogni giorno, in questo mondo che si restringe ad ogni alba, e diventa sempre più complicato starci bene dentro...
Caro cielo, sono io. Sono io che son ben poca cosa per te, ma ti urlo continuamente contro, sai? Ti dò fastidio? Allora, giuro che se ripari le cose mi zittisco all'istante.
Queste guerre, questi atti ingiustificati se non dalla follia, finiranno un giorno tra fiori e risate isteriche? Ci sarà mai un giorno di sole, pace? Perchè il punto di domanda non diventa esclamativo?
Perchè risposta non c'è. Ma la speranza, sì: quella è l'ultima a morire. Forse ciò che ci sprona a sperare è proprio il fatto di non riuscire a concepire, ad accettare tutto ciò. Qui si sta come in una partita di scacchi: divisi in due, solo che sarebbe molto più facile se potessimo decidere noi da che parte stare; se qualcuno decidesse di gettare le armi per abbracciare il proprio figlio ed insegnargli a stare in piedi, a camminare dritti contro il vento e petto in fuori, perchè qui "si sta come d'autunno, sugli alberi..."
Se il mondo non fosse avariato ma semplicemente vario; se piovesse acqua e le lacrime fossero semplicemente salate e rare; se potessero tornare quei giorni di corse nel grano e occhi di cielo,... se.
Quanti "se" ci sono nelle nostre vite, voi siete sempre disposti ad accettarli?
Io, in fondo, in questo mondo, al destino, ci credo. Io mi oppongo e scelgo: le pedine bianche, grazie. Voi? Scegliete da che parte stare.

martedì 19 aprile 2011

Che, in due, contro questo mondo... Si spacca il cielo.

Fondamentalmente non si crede, poichè è assai scontato non farlo; non si crede nelle cose belle perchè di sciupano... Ma se, invece, non si partisse dal presupposto che sia tutto così? Tutto qui?
Fondamentalmente abbiamo lo stesso numero di ossa, muscoli, polmoni e cuore (solo uno, alle volte già in eccesso di per sè, vero?) Poi ognuno aggiunge un particolare: chi lacrime di cristallo, che quando cadono fanno un rumore assurdo, frantumandosi a terra: chi pelle bianca, sia d'estate, che d'inverno: persone luna, incapaci di brillare di luce propria; chi sogni che s'aggrappano ai capelli; chi paura del buio e allergia agli abbandoni.
Non si può dar nulla per scontato e non tutto deve avere un senso o andar bene per forza. Prendete il mondo: neppure lui ha senso. Eppure è lì.
Credo, invece, che bisognerebbe partire dal presupposto che, sebbeno ognuno diventi diverso nel suo essere terribilmente banale, umano; in amore ci si cade. Questa vita ci stupirà. Vedrete, vi stupirà. La vita stessa tende a farlo per non so quale complicata legge fisica o teorema matematico: io non sono brava coi numeri. Con le parole? Dicono il contrario. E con queste dirò ciò che credo, ovvero che qui si punta continuamente al cielo, mentre basterebbe guardarsi e lasciarsi sorprendere... Lasciate che questi sogni vi s'impiglino tra i capelli e i mostri si riposino sul vostro cuscino.
Continuate a sognare che, un giorno, qualcuno vi venga incontro scusandosi del ritardo, giacchè nella sua vita c'era traffico. Che vi prenda la mano, vi dica che ci eravate addormentati sul divano svegliandovi lentamente, che prendete un treno e ve ne andate. Ricordate: in due contro questo mondo, si spacca il cielo. Tanto poi, questo cielo se ne dimentica: si dimentica di tutto e tutti, vero?
Lo so, lo so. E lo so che, questo mondo, alle volte è assai ingiusto. E lo so che si guarda a terra per paura di cadere. Come pure so che sarebbe gran cosa se il sorriso fosse all'ordine del giorno; se le persone sapessero ascoltare anzichè sentire e basta e se, finalmente, riuscissimo a scoprire in quale maledetto barattolo hanno nascosto lo zucchero e non cadere mai più in errore.
Sapete, c'è che bisogna viversi; poichè, in fine, tutto ciò che rimane sono solo ossa, muscoli, polmoni e un cuore più o meno integro. Resta il fatto che diamo troppi nomi alle stelle, dovremmo invece darli a qualcosa di più vicino a noi...
Rischiamo di perderci in quel cielo, così facendo. Sì, insomma, dovremmo solo stupirci. Invece, continuiamo a guardare sù.

sabato 16 aprile 2011

Solo pioggia e nulla più.

Oggi scrivo e ferisco il foglio: creo squarci di bluastro inchiostro. Di rosso c'è già troppo. Ci son già io.
Per paura di perdere ciò che c'è, in questa testa. Paura di perderla? Non credo, le ho già detto addio da tempo. Forse, al contrario, per sedare il caos che mi spinge contro le meningi.
Oggi voglio provare a dire qualcosa. Voglio provare a farvi vedere le cose in modo diverso. Sono qui, tra lo scoppiettare della pioggia ed il tempo sospeso, l'umidità ed il bagliore dei lampi. E ho un vuoto d'aria nella gola.
Lo sentite, il profumo della pioggia sull'asfalto? Perchè non mi parli più? E te, perchè m'ignori ottoorealgiorno?
Vorrei farvi capire che, se alle volte, ci comportiamo male magari un motivo ce l'abbiamo: magari siamo stati feriti anche noi. Ma non necessariamente, ciò implica il fatto d'impugnare le armi e far strage a nostra volta.
E ancora, profumo dei capelli bagnati, il peso dei vestiti zuppi di pioggia.  Spartiamoci un po' le nostre colpe. Ma qui cade la pioggia e tutto tace. Tace il mio telefono sul comodino, il mio cane zuppo, e ditemi, a che serve sperare se piove?

domenica 10 aprile 2011

C'è che, oggi, vi faccio entrare un po' in me.

Trovo che il momento migliore sia quando la festa è finita. Restano solo briciole, caos e attorno a te il silenzio assoluto. C'è chi crede sia triste, chi si lascia sopraffare dalla malinconia, chi da solo soffre. E chi, come me, sorride e aspetta.
Rimangono i ricordi, rimangono i perchè, gli occhi. Gli occhi rimangono sempre, come ombre di un passato troppo sporco perchè possa esser riportato alla purezza del bianco, troppo profondo perchè possa dissolversi senza lasciare cicatrice alcuna. Rimangono, impassibili, incisi nella pelle, fra i capelli e le costole. Rimangono e lasciano trasparire quei ricordi intrappolati nel mio oceano. Sapete qual'è il bello di questa caotica, scrosciante, dilagante vita? Che non scopriremo mai che cosa siamo tenuti ad essere, rappresentare realmente e che tutto nasca da un comune uovo roseo.
Sono arrivata a sfiorare la morte, ecco. Sono arrivatà là, mi sono guardata intorno, girata, ed ho cominciato a correre. È andata così. I giorni mi scivolarono addosso come acqua sulla pelle in un tentativo malato di "fermare il tempo", mi chiusi a riccio con la forza ostinata con la quale ci si attacca alle cose che fanno male. Ma non scriverò di questo: è passato e finito. Scriverò della vita. Di questa vita che mi mangio come una torta alla crema, affondandoci la faccia e sporcandomici completamente. Al massimo be farò un'indigestione, di questa vita, che non è mai tuttavia troppo dolce.
Date retta a me, non sfracellate i vostri sogni a terra: saltate in alto. Vivete, amate, sappiate che non c'è niente di meglio di un bacio sbagliato, correre. Correte veloce, tagliate i traguardi. Laciatele correre, le vostre emozioni. Ma, soprattutto, superatela. Stupite questa vita, più di quanto lei non sia in grado di fare con le nostre anime.

Mi chiamo Alice. Sì, ho sofferto di anoressia, non rinnego il passato. Non mi piacciono le righe: preferisco i quadretti. Amo scrivere, sognare, innamorarmi, vivere e vado letteralmente pazza per le torte alla panna.

giovedì 7 aprile 2011

A sapervelo spiegare, che filosofo sarei...

Ci sono cose che non ho detto, che non dico mai a nessuno, che mi tengo nascoste nelle tasche dei jeans, nelle mie quattro mura, nel cassetto del comodino? No, di quello ho perso la chiave.
Non c'è fine che mi freni, non c'è mancanza di battito di cuore, di amore, di persone che mi spaventi. Temo solo la morte delle parole, questo sì. Dunque?
Possiamo parlare d'amore. Possiamo parlare di noi. Possiamo parlare dei cereali che mangio alla mattina, di quanto adori quest'aria che sa di buono, d'estate, dell'infinito o della rivoluzione francese che conosco come le mie tasche, se volete... Il punto è che sono dispersa tra le nuvole e tutti me lo ricordano.
Non ho ispirazione. E allora? Allora scendete in strada, che esco a buttar via i vetri di bottiglia e i cocci di ricordi, ci troviamo a metà strada vicino a quella magnolia in fiore, ok?
E poi? Raccontiamoci di noi, delle anarchie del passato, delle rivolte, quelle del cuore, però.
Parliamo di filosofia platonica, poesia immortale, del quotidiano moto dell'esser inutili attori mancati a recitar la commedia della vita. Facciamo così: scambiamoci le ossa, amore e odio, cinismo ed indifferenza, gli attimi perduti ed il tempo mai usato. Diamoci il cambio. Equilibrio ed instabilità, pazzia e normalità.
E va bene, che i ricordi restino ferite ancora aperte. Questa guerra è ancora nostra.
Chè io so, un giorno finirà e indosseremo vestiti sgualciti, capelli arruffati e cuori caldi, rideremo, urlando alla luna il nostro dolore. Io avrò parole facili, e qualcuno che venga a tirar sassolini al vetro della mia finestra, a sconvolgermi la vita, che non è un puzzle e non dev'esser tutto in ordine. Che capirà Baudelaire, la mia malinconia e i Baustelle. Non l'ho ancora trovato, nè tra le note di una canzone, nè tra le pagine di un libro, nè tanto meno tra la gente. Ma l'ho cercato, eccome, lo giuro. Forse ho semplicemente cercato in posti troppo monotoni, in strada, tra i tavoli di un caffè.
Dove sei? Dov'è l'amore? Non lo vedo. Forse è semplicemente negli occhi di chi sa, non dico guardare, ma vedere, tra le pareti di questa camera: nelle soffitte del mondo intero.

domenica 3 aprile 2011

Il rumore dei sogni.

Aria primaverile, tovaglia provenzale, influenza e voglia di ciliegie. È domenica.
Dovremmo essere infiniti. Aver corso anche un sola volta nell'erba alta. Magari adesso chiudo tutto, lascio il coniglio a bruciarsi in pentola ed esco con una maglietta che odio: a qualcuno piacerà, non importa. Quella persona, la terrò stretta. Comperò un cd di un qualche cantante mai sentito nominare. Poi farò un bagno e l'asciugamano azzurro sarà lì con il suo fresco abbraccio. Siate infiniti: ridete di niente, vivete di tutto. Cosa sto dicendo?
"Facile, scrivi solo ciò che conosci."
E invece, no. Oggi facciamola difficile. Oggi scrivo delle nuvole e del fumo del caffè mattutino. Del rumore dei passi nei corridoi deserti di scuola durante le lezioni. Del profumo dell'erba appena tagliata. Sì, mondo. Sono sempre io. Non me ne vado via, semmai mi troverete emplicemente vicino al mare.
Ecco, facciamo così, ora me ne torno là. Sta notte vi ero. E mi viene da chiedermi se i bei sogni non facciano rumore per non svegliarci o per dileguarsi allo scadere della notte, abbandonandoci tra le lenzuola fredde e il suono violento della sveglia sul comodino.
E voi, riuscite a percepirne l'odore? Il mare di Francia, meta consueta delle vacanze estive. Ci ho lasciato l'anima, su quelle spiagge, in quei paesaggi e paesini di un'entroterra ancora prevalentemente incontaminata. Giacchè forse l'elemento decisivo non è la delicatezza, nè la dolcezza, non è la forza nè la tenerezza, ma la selvatichezza.
Il più delle volte,purtroppo, la gente non coglie tale selvatichezza, essenza vitale, e non si rende conto che cose in apparenza tanto insignificanti e irrisorie, come un mercato caotico nel cuore della Provenza, possano avere qualcosa in comune con le più belle opere d'arte.
Mi piace quella vita: un vita senza prospettiva, che non lascia svanire la possibilità di diventare un'opera d'arte, una vita senza passato nè futuro, senza contorni nè orizzonte: il qui e ora, bello, pieno, chiuso.
Fin dal mattino mi tuffavo, instancabile, sotto i cavalloni o volavo sopra la cresta delle ondi, senza fiato. Mi gusto la vista del lungomare. Non mi viene mai a meno, non mi basta mai. Ho la sabbia ancora appiccicata alle caviglie, respiro nell'aria ricca di iodio, in balia di incomprensibili frammenti di conversazioni catturati dai marciapiedi e dalle spiagge brulicanti di gente. Rituali delle vacanze, sensazioni immutabili: il gusto del sale agli angoli della bocca, le dita grinzose, la pelle calda e secca, come sarebbe bello, come sarebbe facile. C'è un emozione dentro di me, sapere, che ho sempre provato invano a descrivere. Magari, la prossima volta, prendo un paio di sentimenti e li metto nello zaino, dato che nel petto non c'è più posto...
Siate infiniti.

mercoledì 30 marzo 2011

Vuoi fare l'eroe?

"Sai ad aspettarti ci potranno essere un milione di persone, persone che ti guardano, ti vogliono, gli piacerebbe parlarti, giocare, scherzare, vivere....ma tu nn vedi nessuno, solo lui, che forse non si presenterà mai per affrontare un viaggio con te."
E tu, dimmi, allora, cosa vedi oltre quel piano azzurro privo di espressione che chiami cielo?
Non lo sai? Io so cosa ci vedo. Vedo tutte queste persone, se solo volessero gentilmente fare un passo più vicine: ho l'oceano che mi traspare dagli occhi e mi rende leggermente appannata la vista.
Sai, chiunque tu sia, non mi piacciono le righe: preferisco i quadretti. Non sopporto chi predica bene, per poi razzolare male. Vuoi fare l'eroe? Chi sei? Forse non lo sai nemmeno tu, vero? E, allora, come puoi immedesimarti in me? Se trovi il modo ti prego fammelo presente, potrebbe essermi utile.
E chi ti dice che quando piove è solo perchè le nuvole si caricano di troppo vapore acqueo?
E chi ti dice che quando ridi senza motivo sei un pazzo?
E chi ti dice che io mi riferisca ancora a lui? "Chiunque tu sia." Non mi pare, no?
Io credo che quando piove qualcuno voglia solo coprirci le lacrime. E che quando ridiamo senza motivo lo facciamo per ricordarci d'esser vivi, e vivere è una cosa meravigliosamente comica.
Coraggio, signor amore, vieni fuori e combatti!
Che io, ho già dei biglietti aerei non rimborsabili per futuri inverosimili.

martedì 29 marzo 2011

Futuri inverosimili.

C'è che, quando la spiegate, una poesia, diventa banale. Chi viene via, con me?
Andiamo dove respirare non è così difficile. Cosa devo fare? Devo colorare le rose? Ho bisogno che qualcuno mi dica "brava" anche solo per l'impegno messo. Non ho paura, l'ho già detto. La testa l'ho già persa da un pezzo.
"Non hai più scritto. Ci manchi." Di fatto io, potrà sembrare strano, ma non ho sempre qualcosa da dire... Ogni tanto il silenzio mi abbraccia. È un periodo in cui non riesco a dire ciò che provo, perchè, ammettiamolo, quando non si è innamorati si diventa passivi: apatici. E il mio problema è che sono una dannata romantica. Hai già preparato le valigie, chiunque tu sia? Perchè non ti decidi? Scegli. Vuoi essere un'eroe? Nessuno può dirti come devi respirare. Scegli se venire o restare.
Io ho solo bisogno di andarmene, ora. Perchè quando mi accorgo che, per un'altra giornata, non ho voglia di scrivere, mi sento mancare. E allora indosso una vecchia maglietta, le scarpe sporche e magari poi l'I-pod se miracolosamente è carico. Ho una voglia assurda di girovagare senza una meta precisa, vi capita mai? Sia mai che adesso, giro l'angolo, mi scontro con lui e gli rovescio il caffè addosso mentre mi cadono i libri per terra, e sorride, e mi aiuta a raccoglierli...
"Ma la vita non è così." Vero. Non funziona come nei film. Non succede affatto così.
E allora ti aspetto sulle scale. Non prendo l'ombrello: dove voglio andare non piove. Mi serve solo una penna e un po' di cuore...
Allora, pronto?
...Quasi affatto.

domenica 27 marzo 2011

Specchiarsi in un cucchiaino da tè. (Tea party, un'ora dopo)

Forse non ho voglia di imprimere emozioni, oggi. Forse accennerò solo la frase di una qualche canzone, guarderò la pagina bianca fino a riempirmici la mente, ricordate?
"C'è la neve, nei miei ricordi: c'è sempre la neve. E mi diventa bianco il cervello, se non la smetto di ricordare..."
Qui c'è solo la prima pioggia primaverile, di questo cielo che versa lacrime e bagna il mondo che si lamenta e sposta un po': avanti di un'ora.
Ecco, ho perso ancora le parole. Come si perdono le cose belle. Come il caffè appena alzati, come il gelato alla stracciatella o nocciola, come le corse nei campi di grano, il tuo film preferito... Basta metafore. Diciamo che sono finite come tutte quelle cose magnifiche che nascono, raggiungono lo splendore e muoiono nel silenzio e nell'indifferenza totale: dove non so. Chiunque lo sappia mi faccia un cenno. Grazie.
Oggi il cuore cerca di rovesciare il trono di quel cervello tiranno che è tornato al potere da poco tempo a questa parte: anarchia sentimentale. Scrivo, perchè in questi momenti non so far altro. Allora, che ne dite di farmi ridere, splendori? Devastatemi di solletico, inciampate, fatemi ridere. Voglio che l'anima mi esploda, voglio non pensare per una bella parentesi in questa uggiosa domenica. Voglio sentire questa risata farsi spazio in qualche parte dispersa della mia anima. Ho un gran bisogno di smetterla di prendermi troppo sul serio.
Sapete che quando vi specchiate in un cucchiaio vedete la vostra immagine riflessa al contrario?
Ecco, ho bisogno di guardare il mondo da un punto di vista diverso, di uscire dal rango e tre passi avanti, di scrollarmi le lacrime del cielo da dosso e ridere a testa in giù.
Vi siete ricordati di comprare un po' di amore questa settimana? Era in offerta. A me è uscito completamente dalla mente... E, così, quando sono arrivata avevano già esaurito le scorte. Ho solo trovato una pistola ad acqua. E, cosa pensi di farci? Volevo minacciare a morte il sole, le stelle di cadere. Ma oggi piove e di cose cadute dal cielo ce n'è fin troppe, direi. Lo sapevo che andava a finire così: l'ho sempre saputo. Lo sapevo che avrei finito per perdermi tra le lettere, andar fuori di testa e non capire più niente. Riavvolgete tutto dall'inizio, forza.
Forse, oggi, ho solo bisogno di un cucchiaino da tè. No. Non te. Tè.

mercoledì 23 marzo 2011

Volete la verità?

Mi sento come quando hai un pensiero valido che ti nuota in testa ma svanisce prima che tu possa raggiungere una qualsiasi Bic. Odioso, vero?
Eppure è alquanto semplice: è che a furia di pensare, rischio di finire per pensare a qualcosa a cui pensare. Lo so, lo so, sono contorta.
È che ci piace, affezionarci. Ci affezioniamo alle cose ma, il più delle volte, alle persone. Lo facciamo semplicemente perchè ci fanno bene. Ci sono momenti in cui appariamo fragili e non digeriamo nulla, così, quando una persona tende una mano, noi l'afferriamo come fosse l'unica ancora di salvezza. È successo così, a me.
Persone con cui si ha un rapposto strano, si è vincolati da un contratto non scritto, che spinge a tirarsi spallate a vicenda quando si ha il morale a terra. Persone che si possono anche non sentire per giorni, settimane, ma che si sa che appena una scheggia ferisce il nostro cuore saranno qui. Qui con noi, pronti ad inventarsi l'impossibile pur di farci sorridere. E, persone che, quando ci succede qualcosa di terribilmente felice, cerchiamo. Persone che sono come noi: una barca nel bosco, un romanzo nello scaffale dei gialli.
Sapete che c'è? C'è che sì, sono fragile, ma non dovete continuamente temere di ferirmi. Son partita ed ho avuto il coraggio di tornare: ho già visto il peggio. E tu c'eri. Non abbiate paura di dire la verità, ma ditela, sempre.
Volete la mia, di verità? So trattenere le lacrime per dieci minuti, così accade che, di punto in bianco, scoppio a piangere davanti al banco frigo del supermercato, tra gli sguardi e le occhiatacce della gente...
Tutta la verità? Va bene. Non sarei mai in grado di fargli male. Non potrei mai esser così masochista, giacchè quando sta male lui, ci sto pure io. Vorrei che qualcuno, quel qualcuno lo travolga. Vorrei che questa vita gli regali quella svolta che tutti, prima o poi, ci meritiamo. Con tutto il cuore.
Scusami.
E, ora, prendi il coraggio a due mani e và. Dì tutto quello che pensi e che scrivi per mancanza di coraggio. Sì, lo so, potrà far male, dissanguarti il cuore. O potrà esser magnifico. Vivi. Abbi il coraggio di rendere la tua vita un posto meraviglioso. E ora, va a parlarle.

martedì 22 marzo 2011

Bastasse un cuore per amare. (Mare)

Passeranno i giorni, le ore, i mesi, il sole ci camminerà intorno un miliardo di volte, mio padre pianterà altre piante da frutta e io stiperò i miei amabili resti in una valigia e finalmente... Guarderò lì, dritto sul mare da quel ponte, per arrivare al molo. Lì d'estate ci mettono le luci artificiali, e se le accendono sono verdi. Poi c'è un tramonto che è stupendo.
Aggiusterò i capelli mentre il vento me li scompiglierà nuovamente. Mi siederò tranquilla su quel muretto che sembra ammuffire un po' di più, mano a mano che il tempo passa. Lì tutti pensieri affogano. E se, per assurdo, se sai anche capirlo, questo mare che parla, vuol dire che sei un po' come me, con questa allegra tristezza che ti pervade. Non sarà cambiato nulla, come le cose belle che hanno il potere di attaccarsi all'anima come colla tra le dita, ostinate. Mi abbraccerà con quell'aria profumata di salsedine, quella che ti sfiora lasciandoti la pelle umida ed entra in te con la prepotenza che solo il mare può permettersi di possedere. Mi scalderà, di sorrisi, con i profumi dei bei ricordi.
Vorrei essere lì ora, a farmi cullare da tutto ciò che mi fa stare così bene. Mi manchi, mare. Mi manca respirarti. Mi manchi da impazzire. Quest'assenza mi fa girare la testa e non mi concentro più su niente: intorno a me il nulla, il cielo si apre in due come una mela. Ecco, ora il cuore me lo voglio riprendere, per poter poi donarti ancora qualche sorriso. Sarò lì, di bianco vestita, e le nuvole prenderanno quell'aspetto che ho sempre notato solamente io.
Mai più grigio, abbronzarsi sarà facile, abbronzarsi di felicità, cosa credevate? So che l'altro significato no, non funziona con me: ho una pelle a specchio, io. Anche le pareti della mia anima sono delicate, un po' come la pelle dei neonati; a differenza che io non ho bisogno di creme per proteggermi dalle irritazioni, dalle ferite. Avrei bisogno di un carattere diverso, di un'altra corazza in cui stabilirmi. Ma non posso fare nè uno, nè l'altro. Devo accettare la mia sensibilità. Devo appenderla al sole, illuminarla, lasciarla asciugare e prendermi cura delle mie debolezze. Ho un'oceano di emozioni a cui badare.
Ci vorrebbe una tazza al gusto di felicità, per piacere. Con un pizzico di allegria e quattro cucchiaini di sorriso. Altro che questo tè. Ci vorrebbe il mare, che mi ascolta sempre e poi mi abbraccia con le sue onde. La maggior parte delle persone sente e basta, ecco. Non solo i discorsi, ma anche la musica: la gente non sa ascoltare le canzoni, sentono le parole e non colgono, nè cercano neppure di cogliere, il loro vero significato. Ci sarebbero meno guerra se ne cogliessero tutte le emozioni... Sentito, il suono delle onde che s'infrangono a riva? Sì?
Allora contiamole: una, cento, un miliardo e uno. Sì, dispari, e per niente utile. Avere mai visto qualcosa che costi un miliardo e uno? Io non penso. È così. È così inutile. Alle volte si è talmente inutili, nemmeno ci si tiene in piedi... Ma lui, lui ha un equilibrio tutto suo. Il mare è caos, ed il caos ha una gravità propria. Come quella legge chimica per la quale quando siedo là e mangio un gelato, reagisce con il mio vestito bianco e lo fa mutare di colore.
"Se cambia una costante fondamentale della fisica, cambia il mondo." Uh?! Basta così poco? Non credo. Bastasse un cuore per amare...
Ecco, d'ora in avanti punterò lì: dritto sul mare. Poi dico tanto che scappo, ma alla fine rimango. Sarò semplicemente là, seduta. Chi a voglia di sedermi accanto? Prometto che me ne starò buona e raccomanderò solamente di non rubarmi alcun biscotto, sono quelli che mi piacciono tanto. Direi poi d'esser cambiata, ma non sarebbe comunque vero, lo farò solamente per vedere la reazione che potebbe produrre. Sapete che vi dico? Cessiamo d'immaginare ed andiamoci direttamente. Molliamo tutto e buttiamoci tra le onde e la schiuma; che ho tanto bisogno di divertirmi e ridere fino a cadere in acqua, inzuppandomi da capo a piedi. Voglio ubriacarmi di risate, allegria. Lasciamoci trasportare dalla pazzia che, tanto, quando la vodka sarà finita, avremo un'oceano intero da gustare.
Ma, intanto, la radio passa per l'ennesima volta quella canzone che fa: "Rolling in the Deep...", il mondo mi prende in giro e mia madre chiama per la cena. Aspettami, mare. Arriverò.
Chi viene con me di voi, meraviglie?

lunedì 21 marzo 2011

Compagni di strada, allora?

Questa è la mia prima lettera al mondo, che non ha mai scritto a me.
Ciao mondo, come stai? Ciao mondo, che ti diverti a far combaciare tutto al contrario, ne hai di fantasia, sai? Avrei da dirti un po' di cose. Cosa? Sai che non lo so più? L'ho dimenticato. Ah, forse che ho mentito. Oggi ho mentito.
Il cielo era troppo blu per non alzarvici gli occhi, lo giuro. Le lacrime? A scoppio ritardato. Ho sollevato ancora la testa per impedire loro di scendere. Così mi maledico, ancora. Mi maledico mentre osservo i miei yogurt preferiti nella scanzia frigo del super sono sempre lì: troppo in alto affinchè io possa arrivarci con la mia minuta statura. Ti diverte anche questo, vero?
"Ti serve aiuto?" Sì. Ho un'oceano in tempesta dentro e bisogno di venire abbracciata.
"Sì, non arrivo a prendere quegli yogurt."
Oggi ti faccio felice, oggi tengo i piedi per terra. Non ho nemmeno avuto bisogno di alzarmi sulle punte. Oggi prometto che non punterò al cielo. Il cielo non è come te, sai? Lui conosce l'universale ma ignora il particolare. E io che pensavo di scordarlo così, come quando lascio il quaderno di matematica a casa.
Ti hanno detto che oggi piangevo mentre addentavo un biscotto al cioccolato, sì proprio io, cioccolato, buffo vero?
"Non è che qualcuno è stato dalla tua parte e poi si è pentito?"
No. Questa volta no.
Ci ho messo un po', sai, mondo? Ma alla fine ci sono arrivata. Un corvo assomiglia ad una scrivania perchè lui può volare, per quanto oscuro che sia, come le mie parole in grado di scorrere solo su una pagina dimenticata su quella scrivania. Ho riletto quelle lettere, dalla prima all'ultima.
Ti offendi, mondo, se rubo un po' della tua attenzione? Che ne dici di muovermi il sole e le altre stelle, come disse qualcuno? Ecco. Va da lui, scusati per il disturbo. Voglio che qualcuno lo travolga, voglio che leviti e che canti con rapimento. Che abbia una felicità delirante o almeno non la respinga. Và da lui, spronalo a cercare in te la sua verità. Dovesse anche percorrerti da cima a fondo. Digli di buttarsi a capofitto in tutto ciò in cui credere. Di rincorrere i propri sogni e crederci sempre. Digli che mi conosci bene e che mi scuso io, sta volta. "Compagni di strada, allora?" Non ho frasi da film, libri o poesie. Non ho frasi, nè parole. Ma ho tempo. Non vado via. Promesso. Sono qui. Ma, ho perso la voce. Và da lui, avanti, vai e digli quello che io non sono capace di dire.

domenica 20 marzo 2011

Anche se un senso non ce l'ha.

Premetto che questo post magari non avrà senso perchè sto scrivendo senza pensarci due volte ma, come ho già detto: neppure il mondo ne ha, eppure è lì.
Sono seduta sulla finestra, mentre un altro giorno passa in fretta. Le ore hanno ripreso a rincorrersi nell'orologio. Qua nessuno mi guarda, ma tutti vedono. Vedono una ragazza in pigiama col computer sulle ginocchia e le cuffie nelle orecchie. Io stessa mi vedo, sola, fuori dal mondo. C'è un cielo azzurro e qualche nuvola. Ciao mondo. Ciao cielo, che t'è preso? Sai, il mio umore altalenate è direttamente proporzionale al tuo, se di matematica si vuol far metafore. Forse è meglio lasciar perdere, in questo non vincerò mai: io non sono brava coi numeri.
Quante ore son passate? Mezza? No. Otto. Dopo notti insonni, finalmente, il tempo a ripreso a scorrere ed io a dormire; un sonno senza sogni, un sonno anonimo, non credetevi.
Questa volta forse non ho dosato troppo bene gli ingredienti, ho messo troppo cuore forse? Nessuno mi aveva mai dato una misura per questo. Forse qualcuno si è semplicemente divertito a scambiare il vasetto dello zucchero col sale. Così mangio biscotti a pois, mentre questa malinconia persiste ma cerco di buttarla via. Questa malinconia è mia, ma non si vede.
"Tutto a posto?" Cosa dovrei rispondere? Non so ste sto facendo più o meno male, più o meno bene. "Sto bene, sotto antibiotici, grazie, ma non so d'esser felice o meno." Cos'è, poi, la felicità?
"È reale solo se condivisa" Recitava quel film, ricordi? Ecco, lo stesso errore, nuovamente.
Dov'ero rimasta? Perdonatemi. È ancora presto...
Quello stato d'animo tanto ambito e ricercato da tutti, cos'è? Forse è l'insieme di quei rari momenti dove tutto sembra sorriderci. Forse semplicemente non esiste, e siamo noi ad attribuirla ad una cosa o ad una persona. Ecco, felicità oggi sono questi biscotti. Poca cosa, direte voi. Ma per me non lo è e altri sapranno bene che non c'è niente di più rassicurante in questo mondo, che alle volte si allarga, altre volte si restringe e noi dobbiamo solo cercare di starci bene dentro.
No. Non sono più seduta lì. Faceva troppo freddo, a terra.
Ho bisogno della mia musica, del mio silenzio, dei miei sguardi puntati verso l'orizzonte. Ho bisogno di riassestare tutto quanto e di capire a che punto del livello sono arrivata. Ho bisogno di sentire i miei pensieri. Non mi piace fare quello che fanno tutti, e involontariamente scelgo la mia strada. Succede involontariamente, inconsciamente scegliamo la vita che vogliamo vivere, senza ragionarci sopra. "Nel modo sbagliato." Come dicono tutti. "In modo diverso." Preferirei definite io queste scelte... Sapevano di zucchero ma, alla fine, cos'erano veramente? Erano solo delle frasi. Semplici parole di latta, accantonate l'una accanto all'altra. Sembravano incise nella pelle, ma erano solo polvere, solo vento. Però profumavano di vaniglia e sapevano di zucchero. Con gocce di cioccolato aggiunte, vero?
Ma passavano, come passa una canzone d'amore alla radio, come stanno passando le auto sulla strada, come passa il tempo e passano i giorni. "Tutto passa."
Guardatemi: credevate forse altrimenti? Non ci speravo neppure io.
Parto dal presupposto che forse, a questo post, un senso glielo possiamo trovare. Anche se un senso non ce l'ha.

sabato 19 marzo 2011

Un vuoto.

E intanto il vento soffia ancora.
Ciao, mondo. Ciao, cuore. Sono tornata. Come stai, lì dentro? Che ne dici, ora di buttare tutto all'aria?  A questo vento, affinchè possa portarlo lontano, magari fino a quel mare che tanto mi manca e senza del quale mi riesce alquanto difficoltoso vivere? Si potrebbe fare, oppure no. Non so se sia una buona opportunità dopo tutto... Il passato è passato, per definizione. Lasciamo che la mente lentamente se ne liberi.
Tu? Lo vuoi trattenere? Ti capisco. Dopo tutto è una piccola parte di quel tutto che va a formarti, riempirti e aiutarti nel mantenermi in vita.
Ho detto cose che mi sono uscite dal cuore, vomitando l'orgoglio, a mio rischio e pericolo. Ho giocato col fuoco, con la mia allergia. Il futuro non è scritto, ma alcune cose si hanno dentro. C'è chi affida una fetta di futuro ad un pezzo di carta, sperando che resista di più dell'acciaio. La vita è un gioco a scacchi; solo che è come se qualcuno, approfittando di un momento di distrazione, ti avesse rubato un pezzo. E allora restano solo le ore. Ore che si rincorrono dentro l'orologio e scivolano lente, inevitabili. Non hanno dubbi, loro.
In un primo istante il nulla: ci si muove quasi al rallentatore. Si cerca l'illusione che il tempo si fermi e, magari, torni indietro. Affinchè si possa tornare a quando si mordeva la vita come fosse una torta al lampone, sporcandosi di felicità e progetti. In effetti, bisognerebbe sorridere per quello che c'è stato. Ma, come dicevo, c'è un momento in cui questo risulta un'impresa troppo ardua per il nostro cuore stanco. Allora il vuoto si riempie di ricordi, tristezza e le lacrime cominciano a debordare dagli occhi.
Si diventa vulnerabili e si caccia via, fuori tutti, stringendo a sè un po' di più quel pupazzo enorme, col quale si condivide il letto, e ci si rannicchia sotto le coperte ad aspettare l'alba: insonni. Si resta spenti in un mondo acceso. Nessuno ti capisce perchè non vuoi farti capire. Perchè prima di capire c'è un passaggio intermedio: una sospensione. Lì sei solo. Non potrebbe essere altrimenti, giacchè tutto è già passato. La frase più facile da dire è: vattene. Il tuo guscio è più forte dello schiaccianoci.
Poi la tristezza si veste di rabbia ed, infine, giunge la sera. Con essa la consapevolezza che domattina, quando ci si alzerà sarà tutto diverso. Allora la rabbia lentamente si esaurisce contro un muro e lascia spazio. Un vuoto. Ma uno di quei vuoti tranquilli, dove i ricordi possono scorrere liberamente senza incastrasi e ferirci. Un vuoto che profuma di malinconia, giacchè è troppo presto per profumar di primavera. Malinconia che, lentamente, sfaterà e lascerà un vuoto più completo. Uno di quelli che basterà poco per riempirli. Un vuoto da farcire con abbracci di vaniglia.

venerdì 18 marzo 2011

Che la realtà sia quella che si vede.

Il "domani" arriverà fra un po'. Ma io sono già sveglia. Stamani ho trovato accanto a me quella razionalità che ero finalmente riuscita, a furia di spintoni, ad allontanare per un po'. Ho ritrovato quel pane che ho appreso dal dolore tempo addietro, ed ho perso la marmellata da spalmarvici sopra.
Ho già provato cosa significa esser completi, poi doloranti ed infine distrutti. E dalle ceneri ho imparato che se qualcuno ti schiaccia, devi essere il primo che attacca. Ma, putroppo, ho sempre incassato e così farò ora, mentre aspetto questo nuovo giorno per ricominciare e dimenticare tutto. Ho già vissuto l'uragano che mi ha cambiato e rubato gli anni migliori. Vero. Come è pure sempre vero che solo la morte e l'amore cambiano tutte le cose.
A questo punto potreste chiedermi: "Perchè? Perchè tu?" Non saprei darvi risposta. Ma, a chi mi chiederà se lo rifarei, risponderò certamente annuendo col capo. Sì, comunque, lo rifarei.
Ora, però, avrò bisogno di qualcosa da dire, qualcosa da fare, perlomeno per oggi. Potrei cominciare col mettermi un vestito e un po' di trucco, per sentirmi diversa in sta vita diversa; di quello resistente all'acqua, però. Quello che a toglierlo ti bruciano tremendamente gli occhi perchè devi strofinare forte: oggi non è un problema. Nessuno lo noterà.
Sì, oggi sarò una confezione brillante, ma vuota di sostanza.
Da quando mondo è mondo tutte le cose belle nascono, raggiungono il massimo del loro splendore, e muoiono nell'indifferenza e nel silenzio più totale... Il fatto è che quando un cuore si rompe lo fa in questo silenzio più totale, che fa arrivare perfino a desiderare un rumore tanto forte da impedirci di sentire il dolore.
Il fatto è che questa rabbia, lentamente, sfumerà: la rabbia del silenzio. La rabbia delle persone che non sono in grado di prender la vita tra le mani ed esser schietti. Una volta dissi che non sono le parole che contano, nè dove tu le scriva: conta dove arrivano. Mi contraddico. Alle volte, le parole, sono tutto. Alle volte bisognerebbe solo lasciare cadere il silenzio, con tutto il suo rumore.
Lasciatemi un post-it giallo per ricordarmi di me, oggi, del mio sorriso: potei dimenticarlo a casa e il mondo farebbe troppe domande.
"Chi cambia la colazione, vuole cambiare qualcosa nella sua vita." A sì? Oggi si torna a caffè nero e pane insapore, allora.
Mi sono lasciata cadere all'indietro. So che siete lì a prendermi. Non conta chi di voi mi afferrerà per primo. Conta che mi abbracci forte. Non conta se dirà le parole giuste o sbagliate: conta che parli. Che mi ripeta che son forte. Da sola, non fa lo stesso effetto. Non conta poi che faccia di tutto per farmi sorridere. Conta che voglia magari dividere un pacco di biscotti con me.
Che, in fondo, anche questa passerà. E poi, per favore, fatemi notare che oggi, domani, qualsiasi giorno sia, arriverà il sole, anche se dentro piove.
Ah un'ultima cosa. Hai commesso un'errore: ho parole difficili, io. E poi, non illuderti troppo: non hai capito un bel niente.

Scusa.

Litigare con te è una cosa che mi uccide. Te lo scrivo qui, in un post di quelli che fanno venire sonno. Così, magari, ti addormenti in mezzo alle mie parole...
Hai ragione, sono disordinata e non arrivo mai puntuale agli appuntamenti. Sai, non riesco neanche a mantenere l'equilibrio su una superficie piana. Sono un disastro. È che, ultimamente, ho le lacrime facili ed il sorriso, forse un po' meno.
"Sei felice?" "Sì, lo sono sempre, in fondo." Il fatto è che non voglio dare spiegazioni, spendere parole troppo banali. "Sto aspettando la svolta, in verità. Sto aspettando."
Forse mi diresti di smetterla di lamentarmi, che non serve a niente. Sai, potrei anche cercare di smettere, solo che poi non saprei comunque che fare.
Sai cosa ci vorrebbe adesso? Che tu te ne uscissi con una di quelle frasi strane, così potrei fingere di essere in un film. Hai presente? Quelli dove ci sono i due protagonisti distesi su di un prato verde e c'è una brezza leggera che trascorre.
"La vita non è così." "Già, ma sognare non costa nulla." "Sognare costa più di quanto tu creda, tesoro."
Ti sarà già venuto sonno, vero? Resisti ancora un poco. Sai, se me la prendo tanto quando mi fai notare che sono testarda, indecisa e voglio avere sempre ragione, è solo perchè non posso darti torto.
Un disastro. Un pasticcio-pasticcino di quelli che al pasticciere non è riuscito perfettamente; quel biscotto un po' bruciacchiato ai bordi, diresti tu.
Ora starai sorridendo, lo so. Ti conosco troppo bene. E se, ultimamente sono più complicata, scompigliata, disordinata ed in ritardo e solo perchè sono fragile. Ma questo, tu già lo sai. "Vedrai che con gli antibiotici andrà meglio." "Passerà?" "Tutto passa." "Anche l'allergia agli abbandoni?"
Non allarmarti troppe se vdrai un accenno del mio oceano trasparire dagli occhi, sarà solo perchè non guarderò più il cielo, per trattenere le lacrime. Abbasserò la testa e calcerò un sassolino capitato male. E tu sai che questo mondo è crudele. E sai che, se abbasserò la testa, non sarâ per nascondermi, ma per guardare a terra e non cadere. Capiterà che usciranno fiumi di lacrime, gli occhi mi si gonfieranno e le guance cesseranno d'essere pallide e si tingeranno di rosso. Starò male; ma probabilmente starò bene, forse anche meglio.
Se me la prendo, è solo perchè so che leggeresti il dolore da ogni segno del mio viso, anche nell'inganno di un sorriso. Dov'è il disinfettante? Forse è proprio dentro di noi, la voglia di fare pace e dare un calcio ai problemi, alle incomprensioni, al nervoso.
E, mentre mi scuso, piango e verso lacrime amare per altro sulla tastiera.
 Ti scrivo questo post, uno di quelli lunghi, che ti fan venir sonno.

giovedì 17 marzo 2011

Parole.

È finita. Ha ufficialmente smesso di piovere? Sì. È finita.
Mi aveva agitato in tal modo... Questa pioggia mi aveva turbata più volte, lei è come me: non è articolata.
E non era un nuovo mondo, ma piuttosto un nuovo caos che si creava in noi, ecco.
Come sono semplici e tremende le parole! Come sono chiare, vivide, crudeli. Non si può sfuggiare ad esse.
"Allora perchè lo fai?" "Cosa?" "Vestirti così e mimetizzarti con la folla."
Volevo solo un giorno di pausa. Di lutto? No, io così vestita mi sento bene. Il nero è sempre rassicurante.
E grazie, dell'abbraccio. Grazie. Sai, le cose, quando puoi stringerle, fanno meno paura.
Altre volte, servono soltanto parole. C'è niente di più reale delle parole?
"Forse no."
Invece sì.
Ma, che importa, ora?