mercoledì 30 marzo 2011

Vuoi fare l'eroe?

"Sai ad aspettarti ci potranno essere un milione di persone, persone che ti guardano, ti vogliono, gli piacerebbe parlarti, giocare, scherzare, vivere....ma tu nn vedi nessuno, solo lui, che forse non si presenterà mai per affrontare un viaggio con te."
E tu, dimmi, allora, cosa vedi oltre quel piano azzurro privo di espressione che chiami cielo?
Non lo sai? Io so cosa ci vedo. Vedo tutte queste persone, se solo volessero gentilmente fare un passo più vicine: ho l'oceano che mi traspare dagli occhi e mi rende leggermente appannata la vista.
Sai, chiunque tu sia, non mi piacciono le righe: preferisco i quadretti. Non sopporto chi predica bene, per poi razzolare male. Vuoi fare l'eroe? Chi sei? Forse non lo sai nemmeno tu, vero? E, allora, come puoi immedesimarti in me? Se trovi il modo ti prego fammelo presente, potrebbe essermi utile.
E chi ti dice che quando piove è solo perchè le nuvole si caricano di troppo vapore acqueo?
E chi ti dice che quando ridi senza motivo sei un pazzo?
E chi ti dice che io mi riferisca ancora a lui? "Chiunque tu sia." Non mi pare, no?
Io credo che quando piove qualcuno voglia solo coprirci le lacrime. E che quando ridiamo senza motivo lo facciamo per ricordarci d'esser vivi, e vivere è una cosa meravigliosamente comica.
Coraggio, signor amore, vieni fuori e combatti!
Che io, ho già dei biglietti aerei non rimborsabili per futuri inverosimili.

martedì 29 marzo 2011

Futuri inverosimili.

C'è che, quando la spiegate, una poesia, diventa banale. Chi viene via, con me?
Andiamo dove respirare non è così difficile. Cosa devo fare? Devo colorare le rose? Ho bisogno che qualcuno mi dica "brava" anche solo per l'impegno messo. Non ho paura, l'ho già detto. La testa l'ho già persa da un pezzo.
"Non hai più scritto. Ci manchi." Di fatto io, potrà sembrare strano, ma non ho sempre qualcosa da dire... Ogni tanto il silenzio mi abbraccia. È un periodo in cui non riesco a dire ciò che provo, perchè, ammettiamolo, quando non si è innamorati si diventa passivi: apatici. E il mio problema è che sono una dannata romantica. Hai già preparato le valigie, chiunque tu sia? Perchè non ti decidi? Scegli. Vuoi essere un'eroe? Nessuno può dirti come devi respirare. Scegli se venire o restare.
Io ho solo bisogno di andarmene, ora. Perchè quando mi accorgo che, per un'altra giornata, non ho voglia di scrivere, mi sento mancare. E allora indosso una vecchia maglietta, le scarpe sporche e magari poi l'I-pod se miracolosamente è carico. Ho una voglia assurda di girovagare senza una meta precisa, vi capita mai? Sia mai che adesso, giro l'angolo, mi scontro con lui e gli rovescio il caffè addosso mentre mi cadono i libri per terra, e sorride, e mi aiuta a raccoglierli...
"Ma la vita non è così." Vero. Non funziona come nei film. Non succede affatto così.
E allora ti aspetto sulle scale. Non prendo l'ombrello: dove voglio andare non piove. Mi serve solo una penna e un po' di cuore...
Allora, pronto?
...Quasi affatto.

domenica 27 marzo 2011

Specchiarsi in un cucchiaino da tè. (Tea party, un'ora dopo)

Forse non ho voglia di imprimere emozioni, oggi. Forse accennerò solo la frase di una qualche canzone, guarderò la pagina bianca fino a riempirmici la mente, ricordate?
"C'è la neve, nei miei ricordi: c'è sempre la neve. E mi diventa bianco il cervello, se non la smetto di ricordare..."
Qui c'è solo la prima pioggia primaverile, di questo cielo che versa lacrime e bagna il mondo che si lamenta e sposta un po': avanti di un'ora.
Ecco, ho perso ancora le parole. Come si perdono le cose belle. Come il caffè appena alzati, come il gelato alla stracciatella o nocciola, come le corse nei campi di grano, il tuo film preferito... Basta metafore. Diciamo che sono finite come tutte quelle cose magnifiche che nascono, raggiungono lo splendore e muoiono nel silenzio e nell'indifferenza totale: dove non so. Chiunque lo sappia mi faccia un cenno. Grazie.
Oggi il cuore cerca di rovesciare il trono di quel cervello tiranno che è tornato al potere da poco tempo a questa parte: anarchia sentimentale. Scrivo, perchè in questi momenti non so far altro. Allora, che ne dite di farmi ridere, splendori? Devastatemi di solletico, inciampate, fatemi ridere. Voglio che l'anima mi esploda, voglio non pensare per una bella parentesi in questa uggiosa domenica. Voglio sentire questa risata farsi spazio in qualche parte dispersa della mia anima. Ho un gran bisogno di smetterla di prendermi troppo sul serio.
Sapete che quando vi specchiate in un cucchiaio vedete la vostra immagine riflessa al contrario?
Ecco, ho bisogno di guardare il mondo da un punto di vista diverso, di uscire dal rango e tre passi avanti, di scrollarmi le lacrime del cielo da dosso e ridere a testa in giù.
Vi siete ricordati di comprare un po' di amore questa settimana? Era in offerta. A me è uscito completamente dalla mente... E, così, quando sono arrivata avevano già esaurito le scorte. Ho solo trovato una pistola ad acqua. E, cosa pensi di farci? Volevo minacciare a morte il sole, le stelle di cadere. Ma oggi piove e di cose cadute dal cielo ce n'è fin troppe, direi. Lo sapevo che andava a finire così: l'ho sempre saputo. Lo sapevo che avrei finito per perdermi tra le lettere, andar fuori di testa e non capire più niente. Riavvolgete tutto dall'inizio, forza.
Forse, oggi, ho solo bisogno di un cucchiaino da tè. No. Non te. Tè.

mercoledì 23 marzo 2011

Volete la verità?

Mi sento come quando hai un pensiero valido che ti nuota in testa ma svanisce prima che tu possa raggiungere una qualsiasi Bic. Odioso, vero?
Eppure è alquanto semplice: è che a furia di pensare, rischio di finire per pensare a qualcosa a cui pensare. Lo so, lo so, sono contorta.
È che ci piace, affezionarci. Ci affezioniamo alle cose ma, il più delle volte, alle persone. Lo facciamo semplicemente perchè ci fanno bene. Ci sono momenti in cui appariamo fragili e non digeriamo nulla, così, quando una persona tende una mano, noi l'afferriamo come fosse l'unica ancora di salvezza. È successo così, a me.
Persone con cui si ha un rapposto strano, si è vincolati da un contratto non scritto, che spinge a tirarsi spallate a vicenda quando si ha il morale a terra. Persone che si possono anche non sentire per giorni, settimane, ma che si sa che appena una scheggia ferisce il nostro cuore saranno qui. Qui con noi, pronti ad inventarsi l'impossibile pur di farci sorridere. E, persone che, quando ci succede qualcosa di terribilmente felice, cerchiamo. Persone che sono come noi: una barca nel bosco, un romanzo nello scaffale dei gialli.
Sapete che c'è? C'è che sì, sono fragile, ma non dovete continuamente temere di ferirmi. Son partita ed ho avuto il coraggio di tornare: ho già visto il peggio. E tu c'eri. Non abbiate paura di dire la verità, ma ditela, sempre.
Volete la mia, di verità? So trattenere le lacrime per dieci minuti, così accade che, di punto in bianco, scoppio a piangere davanti al banco frigo del supermercato, tra gli sguardi e le occhiatacce della gente...
Tutta la verità? Va bene. Non sarei mai in grado di fargli male. Non potrei mai esser così masochista, giacchè quando sta male lui, ci sto pure io. Vorrei che qualcuno, quel qualcuno lo travolga. Vorrei che questa vita gli regali quella svolta che tutti, prima o poi, ci meritiamo. Con tutto il cuore.
Scusami.
E, ora, prendi il coraggio a due mani e và. Dì tutto quello che pensi e che scrivi per mancanza di coraggio. Sì, lo so, potrà far male, dissanguarti il cuore. O potrà esser magnifico. Vivi. Abbi il coraggio di rendere la tua vita un posto meraviglioso. E ora, va a parlarle.

martedì 22 marzo 2011

Bastasse un cuore per amare. (Mare)

Passeranno i giorni, le ore, i mesi, il sole ci camminerà intorno un miliardo di volte, mio padre pianterà altre piante da frutta e io stiperò i miei amabili resti in una valigia e finalmente... Guarderò lì, dritto sul mare da quel ponte, per arrivare al molo. Lì d'estate ci mettono le luci artificiali, e se le accendono sono verdi. Poi c'è un tramonto che è stupendo.
Aggiusterò i capelli mentre il vento me li scompiglierà nuovamente. Mi siederò tranquilla su quel muretto che sembra ammuffire un po' di più, mano a mano che il tempo passa. Lì tutti pensieri affogano. E se, per assurdo, se sai anche capirlo, questo mare che parla, vuol dire che sei un po' come me, con questa allegra tristezza che ti pervade. Non sarà cambiato nulla, come le cose belle che hanno il potere di attaccarsi all'anima come colla tra le dita, ostinate. Mi abbraccerà con quell'aria profumata di salsedine, quella che ti sfiora lasciandoti la pelle umida ed entra in te con la prepotenza che solo il mare può permettersi di possedere. Mi scalderà, di sorrisi, con i profumi dei bei ricordi.
Vorrei essere lì ora, a farmi cullare da tutto ciò che mi fa stare così bene. Mi manchi, mare. Mi manca respirarti. Mi manchi da impazzire. Quest'assenza mi fa girare la testa e non mi concentro più su niente: intorno a me il nulla, il cielo si apre in due come una mela. Ecco, ora il cuore me lo voglio riprendere, per poter poi donarti ancora qualche sorriso. Sarò lì, di bianco vestita, e le nuvole prenderanno quell'aspetto che ho sempre notato solamente io.
Mai più grigio, abbronzarsi sarà facile, abbronzarsi di felicità, cosa credevate? So che l'altro significato no, non funziona con me: ho una pelle a specchio, io. Anche le pareti della mia anima sono delicate, un po' come la pelle dei neonati; a differenza che io non ho bisogno di creme per proteggermi dalle irritazioni, dalle ferite. Avrei bisogno di un carattere diverso, di un'altra corazza in cui stabilirmi. Ma non posso fare nè uno, nè l'altro. Devo accettare la mia sensibilità. Devo appenderla al sole, illuminarla, lasciarla asciugare e prendermi cura delle mie debolezze. Ho un'oceano di emozioni a cui badare.
Ci vorrebbe una tazza al gusto di felicità, per piacere. Con un pizzico di allegria e quattro cucchiaini di sorriso. Altro che questo tè. Ci vorrebbe il mare, che mi ascolta sempre e poi mi abbraccia con le sue onde. La maggior parte delle persone sente e basta, ecco. Non solo i discorsi, ma anche la musica: la gente non sa ascoltare le canzoni, sentono le parole e non colgono, nè cercano neppure di cogliere, il loro vero significato. Ci sarebbero meno guerra se ne cogliessero tutte le emozioni... Sentito, il suono delle onde che s'infrangono a riva? Sì?
Allora contiamole: una, cento, un miliardo e uno. Sì, dispari, e per niente utile. Avere mai visto qualcosa che costi un miliardo e uno? Io non penso. È così. È così inutile. Alle volte si è talmente inutili, nemmeno ci si tiene in piedi... Ma lui, lui ha un equilibrio tutto suo. Il mare è caos, ed il caos ha una gravità propria. Come quella legge chimica per la quale quando siedo là e mangio un gelato, reagisce con il mio vestito bianco e lo fa mutare di colore.
"Se cambia una costante fondamentale della fisica, cambia il mondo." Uh?! Basta così poco? Non credo. Bastasse un cuore per amare...
Ecco, d'ora in avanti punterò lì: dritto sul mare. Poi dico tanto che scappo, ma alla fine rimango. Sarò semplicemente là, seduta. Chi a voglia di sedermi accanto? Prometto che me ne starò buona e raccomanderò solamente di non rubarmi alcun biscotto, sono quelli che mi piacciono tanto. Direi poi d'esser cambiata, ma non sarebbe comunque vero, lo farò solamente per vedere la reazione che potebbe produrre. Sapete che vi dico? Cessiamo d'immaginare ed andiamoci direttamente. Molliamo tutto e buttiamoci tra le onde e la schiuma; che ho tanto bisogno di divertirmi e ridere fino a cadere in acqua, inzuppandomi da capo a piedi. Voglio ubriacarmi di risate, allegria. Lasciamoci trasportare dalla pazzia che, tanto, quando la vodka sarà finita, avremo un'oceano intero da gustare.
Ma, intanto, la radio passa per l'ennesima volta quella canzone che fa: "Rolling in the Deep...", il mondo mi prende in giro e mia madre chiama per la cena. Aspettami, mare. Arriverò.
Chi viene con me di voi, meraviglie?

lunedì 21 marzo 2011

Compagni di strada, allora?

Questa è la mia prima lettera al mondo, che non ha mai scritto a me.
Ciao mondo, come stai? Ciao mondo, che ti diverti a far combaciare tutto al contrario, ne hai di fantasia, sai? Avrei da dirti un po' di cose. Cosa? Sai che non lo so più? L'ho dimenticato. Ah, forse che ho mentito. Oggi ho mentito.
Il cielo era troppo blu per non alzarvici gli occhi, lo giuro. Le lacrime? A scoppio ritardato. Ho sollevato ancora la testa per impedire loro di scendere. Così mi maledico, ancora. Mi maledico mentre osservo i miei yogurt preferiti nella scanzia frigo del super sono sempre lì: troppo in alto affinchè io possa arrivarci con la mia minuta statura. Ti diverte anche questo, vero?
"Ti serve aiuto?" Sì. Ho un'oceano in tempesta dentro e bisogno di venire abbracciata.
"Sì, non arrivo a prendere quegli yogurt."
Oggi ti faccio felice, oggi tengo i piedi per terra. Non ho nemmeno avuto bisogno di alzarmi sulle punte. Oggi prometto che non punterò al cielo. Il cielo non è come te, sai? Lui conosce l'universale ma ignora il particolare. E io che pensavo di scordarlo così, come quando lascio il quaderno di matematica a casa.
Ti hanno detto che oggi piangevo mentre addentavo un biscotto al cioccolato, sì proprio io, cioccolato, buffo vero?
"Non è che qualcuno è stato dalla tua parte e poi si è pentito?"
No. Questa volta no.
Ci ho messo un po', sai, mondo? Ma alla fine ci sono arrivata. Un corvo assomiglia ad una scrivania perchè lui può volare, per quanto oscuro che sia, come le mie parole in grado di scorrere solo su una pagina dimenticata su quella scrivania. Ho riletto quelle lettere, dalla prima all'ultima.
Ti offendi, mondo, se rubo un po' della tua attenzione? Che ne dici di muovermi il sole e le altre stelle, come disse qualcuno? Ecco. Va da lui, scusati per il disturbo. Voglio che qualcuno lo travolga, voglio che leviti e che canti con rapimento. Che abbia una felicità delirante o almeno non la respinga. Và da lui, spronalo a cercare in te la sua verità. Dovesse anche percorrerti da cima a fondo. Digli di buttarsi a capofitto in tutto ciò in cui credere. Di rincorrere i propri sogni e crederci sempre. Digli che mi conosci bene e che mi scuso io, sta volta. "Compagni di strada, allora?" Non ho frasi da film, libri o poesie. Non ho frasi, nè parole. Ma ho tempo. Non vado via. Promesso. Sono qui. Ma, ho perso la voce. Và da lui, avanti, vai e digli quello che io non sono capace di dire.

domenica 20 marzo 2011

Anche se un senso non ce l'ha.

Premetto che questo post magari non avrà senso perchè sto scrivendo senza pensarci due volte ma, come ho già detto: neppure il mondo ne ha, eppure è lì.
Sono seduta sulla finestra, mentre un altro giorno passa in fretta. Le ore hanno ripreso a rincorrersi nell'orologio. Qua nessuno mi guarda, ma tutti vedono. Vedono una ragazza in pigiama col computer sulle ginocchia e le cuffie nelle orecchie. Io stessa mi vedo, sola, fuori dal mondo. C'è un cielo azzurro e qualche nuvola. Ciao mondo. Ciao cielo, che t'è preso? Sai, il mio umore altalenate è direttamente proporzionale al tuo, se di matematica si vuol far metafore. Forse è meglio lasciar perdere, in questo non vincerò mai: io non sono brava coi numeri.
Quante ore son passate? Mezza? No. Otto. Dopo notti insonni, finalmente, il tempo a ripreso a scorrere ed io a dormire; un sonno senza sogni, un sonno anonimo, non credetevi.
Questa volta forse non ho dosato troppo bene gli ingredienti, ho messo troppo cuore forse? Nessuno mi aveva mai dato una misura per questo. Forse qualcuno si è semplicemente divertito a scambiare il vasetto dello zucchero col sale. Così mangio biscotti a pois, mentre questa malinconia persiste ma cerco di buttarla via. Questa malinconia è mia, ma non si vede.
"Tutto a posto?" Cosa dovrei rispondere? Non so ste sto facendo più o meno male, più o meno bene. "Sto bene, sotto antibiotici, grazie, ma non so d'esser felice o meno." Cos'è, poi, la felicità?
"È reale solo se condivisa" Recitava quel film, ricordi? Ecco, lo stesso errore, nuovamente.
Dov'ero rimasta? Perdonatemi. È ancora presto...
Quello stato d'animo tanto ambito e ricercato da tutti, cos'è? Forse è l'insieme di quei rari momenti dove tutto sembra sorriderci. Forse semplicemente non esiste, e siamo noi ad attribuirla ad una cosa o ad una persona. Ecco, felicità oggi sono questi biscotti. Poca cosa, direte voi. Ma per me non lo è e altri sapranno bene che non c'è niente di più rassicurante in questo mondo, che alle volte si allarga, altre volte si restringe e noi dobbiamo solo cercare di starci bene dentro.
No. Non sono più seduta lì. Faceva troppo freddo, a terra.
Ho bisogno della mia musica, del mio silenzio, dei miei sguardi puntati verso l'orizzonte. Ho bisogno di riassestare tutto quanto e di capire a che punto del livello sono arrivata. Ho bisogno di sentire i miei pensieri. Non mi piace fare quello che fanno tutti, e involontariamente scelgo la mia strada. Succede involontariamente, inconsciamente scegliamo la vita che vogliamo vivere, senza ragionarci sopra. "Nel modo sbagliato." Come dicono tutti. "In modo diverso." Preferirei definite io queste scelte... Sapevano di zucchero ma, alla fine, cos'erano veramente? Erano solo delle frasi. Semplici parole di latta, accantonate l'una accanto all'altra. Sembravano incise nella pelle, ma erano solo polvere, solo vento. Però profumavano di vaniglia e sapevano di zucchero. Con gocce di cioccolato aggiunte, vero?
Ma passavano, come passa una canzone d'amore alla radio, come stanno passando le auto sulla strada, come passa il tempo e passano i giorni. "Tutto passa."
Guardatemi: credevate forse altrimenti? Non ci speravo neppure io.
Parto dal presupposto che forse, a questo post, un senso glielo possiamo trovare. Anche se un senso non ce l'ha.