domenica 18 dicembre 2011

Sulla cioccolata appena versata.

Vorrei prendere violentemente a pugni quei sogni che al mattino mi abbandonano, strappandomi di dosso anche il piumone, in questo freddo mondo. Vorrei esistesse un sindacato di leggittimità o un intervento interpretativo per i sogni in generale, dal momento che gli incubi sono già chiari e tendenzialmente rivoluzionari per conto loro.
Ora, del loro ricordo che mi appare sfumato come la condensa sui vetri della mia anima, dove con un dito ho imparato a scrivere i miei pensieri, riesco a percepirne solamente il profumo tra il latte caldo e la polvere di cioccolato. Tra uno sbadiglio e una lacrima, finisce che mi ritrovo a piangere sul latte appena versato. Cosa da non fare, nevvero?
Il loro profumo non somiglia a quello delle foto della polaroid, ricordi per eccellenza, per menti poco allenate, per fantasie sintetiche e felicità precarie. Somiglia di più a quello di quella felpa troppo grande, della coperta che ogni notte mi tengo stretta sotto il piumone.
Avrei talmente tante cose da dirgli, talmente tante cose da raccontare che finisco per lasciare fare. Sto a guardare, questi sogni, mentre ridipingono la mia vita, per poi dissolversi, nascondersi nei silenzi.
Io cerco di capire comunque, l'ho sempre fatto. Come loro con me, come tu con me, come me con noi.

venerdì 16 dicembre 2011

Sai, mamma, dovremmo avere un bel piatto da tirare a chi se lo merita.

Alle volte si arriva ad un punto così friabile ed instabile che per colmare un vuoto, per annientarlo, occorre solo un ulteriore vuoto. Questo credo oggi, mentre la pioggia sta finalmente portando via questa confusione in una giornata tranquilla, piena di pensieri nascosti molto urgenti; così delicati, così disperati che se ne stanno lì a bagnarsi, come l'autunno che se n'è andato, come le paranoie mentali che ci assalgono prima di addormentarci.
Sai, mamma, noi donne siamo davvero strane: crediamo di poter cambiare il mondo, di poter farlo innamorare con un semplice sorriso, che sia facile ricordarsi di dimenticare... il fatto è che i ricordi non consolano nessuno. Certo, possono essere belli, oppure il contrario, ma non possono consolarti: sono cose passate, sono cose andate. I consigli, poi, sono solo parole e con le parole non si possono sostituire i fatti.
Siamo tutti supereroi, a parole... quando si tratta di parlare escono certi poemi!
Alle volte, invece, io e te dovremmo avere un bel piatto, magari anche prezioso, da lanciare dietro a chi se lo merita, oppure delle mani più grandi per pugni più verosimili.
Non si può vivere di speranze. Con le speranze si viaggia pesanti.
Crescendo ho imparato tante cose e tante me le hai insegnate anche tu. Putroppo ho anche imparato a capire che ogni cosa ha una fine, anche contrariamente, anche indipendentemente al nostro volere, a noi. La vita è imprevedibile su pressocchè tutto il suo dominio. Questa vita è capace di tramutare la "solita insufficienza" in matematica di una come me in un buon risultato; di dare una seconda occasione con dei presupposti favorevoli per intrapprendere una strada diversa.
Questa vita è imprevedibile, inutile cercare di prevedere le sue future mosse. Spetta solo a noi muovere le pedine a nostro vantaggio.
Bisogna avere coraggio di fare "scacco matto". La vita è troppo breve per non viverla liberamente. Per non viverla appieno.

giovedì 15 dicembre 2011

Ciao mondo, ciao teatro dell'assurdo

Mi hanno chiesto di scrivere. "Di cosa?"
"Di qualsiasi cosa, dal momento che un senso, come dici, non c'è."
Ciao mondo, ciao teatro dell'assurdo dove la poesia ha già da tempo cessato di esistere. Qui, se la musica non ha lasciato traccia, è perché le sue stesse parole un senso non lo possiedono e quindi non ci si può fermare a carpirne il significato.
Se i libri si scaricano da internet e nessuno si sofferma più a sentirne il profumo, a sottolinearli e a lasciare ad essicare fiori all'ultimo capitolo; il tempo per sognare, per cambiare il mondo, per correre sotto casa con un mazzo d'insalata (sì, proprio così) ad aspettare, dove sta? E cosa siamo diventati di preciso? Incompatibili, pezzi di puzzle diversi? Lo siamo sempre stati: incompatibili, ma per il fatto d'essere due pezzi identici.
Cosa potevamo diventare d'altro in questo mondo dove tutto ciò che vediamo è nient'altro che una realtà alla quale la maggior parte di noi si arrende? Dove i professori hanno deliri di onnipotenza e le vipere sembianze sì orrende, ma pur sempre umane?
"Allora, Alis, perchè..."
Il conformismo ha assalito anche te o, meglio, ti si é appiccicato addosso come melassa.
Mi hanno chiesto di scrivere, mi hanno guardato con sguardi desiderosi di capire senza chiedere niente. Volete risposte? Perchè semplicemente non mi leggete? È così difficile arrivarci? Pare di sì.
Cosa devo fare ancora? Devo fare piovere, cosicché l'acqua sciolga il colore col quale avevo pitturato le rose, rivelando la loro vera natura? Quante cose potremmo capire dalle persone semplicemente leggendo quello che scrivono...
Ecco, te, mondo o chiunque stia a leggere queste parole senza accennarvi replica o risposta, dimenticandosi che chi tace acconsente, sai, le persone sono come i libri. Hanno tanto da raccontare, ma vi differiscono solo nei capitoli che, negli uni sono opere complete, mentre ogni persona è infinita: ha un mare di emozioni dentro. Nessuno lo ammette, però. La gente preferisce crogiolarsi nei propri dubbi piuttosto che conoscere la verità.
Ci stai bene? Vero, ciò che non uccide fortifica. Tutto "fortifica" se la vogliamo mettere su questo piano. Ma, però, ricorda che ciò che "fortifica", prima o poi, uccide. Allora resta(te) pure lì, tanto è un processo assai lungo, però almeno, spiega(te)mi:

"perché dovrei scrivere al mondo, dal momento che non ha mai scritto a me?"

domenica 11 dicembre 2011

La solita insufficienza

Accade che ci siano attimi in cui le emozioni ti colpiscono a tradimento ed il cuore si svuota.
Accade che riaffiorino alla coscienza per brevi istanti finchè non prendi un lungo respiro e le rimandi giù insieme ad un sorso di té. Mi han detto che faccia miracoli: fa passare tutto. Anche questo? Tutto passa. Perchè sorridi? No, stavo solo pensando a quest'assurdità. Al fatto che ci sono persone che ti colpiscono al primo impatto ed altre che vorresti colpire violentemente al primo impatto. Perchè ho continuamente a che fare con le seconde?
Non c'è nessuno con cui io possa parlare di libri, guardare film eccentrici e ridere di tutto ciò che la gente dice. Vedete? Non è vero che sono insensibile: non esistono persone insensibili, ma solo emozioni che non risalgono in superficie. Non è vero che non m'importa niente di nessuno. È vero, che sto bene così. Non è vero per niente, invece.
Non la sentite questa nostalgiamistaarabbia che colpisce a tradimento nei momenti meno opportuni, che so mentre infilo le chiavi nella serratura, metto a bollire l'acqua o cerco di raggiungere la mia solita insufficienza in matematica? Non sono insensibile. Non sono superiore. Non sono neppure perfetta, ho un milione e più di difetti. Non rifaccio mai il letto al mattino per tirarne in ballo uno, il mio armadio è una sedia e così finisce che quando crollo lo faccio direttamente a terra rendendomi doppiamente difficile rialzarmi, dimentico costantemente le chiavi di casa, dove ho messo l'ombrello quando piove, mangio la marmellata a cucchiaiate direttamente dal vasetto costringendo mia madre a comprarmente uno tutto mio... sono terribilmente permalosa e potrei fare una lunga lista di tutti i miei difetti.
Ma questa volta non è mia la colpa. Mi sono stancata. Tutto qui. Semplicemente ne ho abbastanza di chi non ha il coraggio di chiedermi direttamente cosa ci sia. Ho capovolto tempo fa questo mondo che metteva me al contrario ed ho allontanato qualunque traccia dei fantasmi di quel periodo in cui ero terribilmente allergica agli abbandoni. Vero, non mi causano più nessuna reazione immunitaria spropositata. È che alle volte uno starnuto che mi fa lacrimare gli occhi lo causano. È che a volte servirebbe solo un po' più d'amore, come una carezza o una semplice smorfia, come mia madre quando mi prepara un té. Che, han detto, fa miracoli.

sabato 3 dicembre 2011

L'amor cortese

Non scrivo per dire qualcosa, scrivo perchè ho qualcosa da dire. Abbiate pazienza, lasciatemi chiudere gli occhi un momento. Sto cercando le parole per descrivere cosa provo, come sto...
Le ho cercate troppo a lungo in quelle di altri cortesi scrittori, ma non ne ho trovato alcuna. Noi, non sappiamo più cosa sia l'amor cortese. Tutti tacciono. Tutti mentono. Si innamorano e soffrono. Sbagliano e chiedono perdono. O, semplicemente, tacciono.
Siamo tutti architetti di castelli in aria, avvocati delle cause perse.
Noi che scriviamo, intendo. Siamo come cantanti senza voce. Scriviamo dei sentimenti che traspaiono dalle vite delle persone, dalla nostra, dagli sguardi della gente che torna a casa la sera e dalle foglie che leggiadre cadono a segnare che non si sta più "come d'autunno", ma è ormai inverno.
Inverno? Proprio così. Mi sono distratta un momento ed il mondo ha girato ancora una volta troppo in fretta. Son cadute le foglie, è crollata questa pazza economia in questo pazzo mondo.
"Non preoccuparti. Tu non crolli mai."
Magari. Io crollo. Dentro, fuori... io crollo continuamente.
Sono una frana, sapete? Una frana di pensieri che si alternano nella mia testa spettinata. Ma qualcosa che crolla si può sempre ricostruire...
Allora saranno tante le parole che scriverò, forse alcune somiglieranno a quelle che ho già scritto, altre non avranno senso alcuno, altre ancora risulteranno banali. E se saranno troppi, i pensieri, aspetterò che la pioggia porti via questa confusione.
Qualcuno che non rammento una volta mi disse che se dovessi essere una stagione, sarei l'estate. Su questo si sbagliava. Io, sarei l'autunno, poichè anch'io leggera son caduta come le sue foglie. Poi l'inverno mi è passato sopra, ed ora è l'inizio. Sono caduta: una parte di me si è frantumata in mille pezzi e non esiste più. Non era la fine, semplicemente l'inizio di una nuova me.
Lo griderei al mondo se ci riuscissi, ma ho solo una voce d'inchiostro, un pubblico di bianca cellulosa e le urla dentro i miei pensieri.

"...e per struccarti useranno delle nuvole cariche di pioggia, adesso che sei forte, che se piangi ti si arrugginiscono le lacrime."

martedì 29 novembre 2011

Quanta capienza ha, un cuore?

I giorni di questo novembre (senza pioggia) sono quasi passati come le tracce di una storia, i ricordi delle abitudini che non ci appartengono, così: come solo le cose belle sanno passare senza rumore, senza far male.
Ho riflettuto e camminato a lungo oggi. Oggi che il buio delle cinque mi ha sorpresa quando il mio tè era già finito e non vi era restato neppure il fantasma di un sogno aggrappato alla bustina.
Ho camminato a lungo, apparentemente in solitudine, giungendo alla conclusione che in realtà non fosse affatto così: ci portiamo dentro, costantemente, chi non siamo riusciti ad avere accanto. Pensateci, così facciamo tutti.
Ho pensato al fatto di avere scritto poco ultimamente, vero. Sarà che mi piace scrivere quando ho qualcosa da dire. Ora? Ora, sinceramente non saprei. Non lo so perché un po' mi sento vuota, un po' tradita da chi mi diceva che scrivendo le cose restano. Non ne sono più così certa. Il fatto è che alcune cose bisogna lasciarle uscire, altre tenerle dentro.
Il fatto è che se non scrivo queste cose sembrano volermi implodere dentro e la testa scoppiare. Perché, in fin dei conti, quelle cose che devono uscire, venire dette, lo fanno da sé nella vita quotidiana, senza fatica, senza indugio.
E le altre? Devo trattenerle, ricordarle tutte? Quanta capienza ha un cuore?
Il mio non molta e così cominciano a trasparirmi dagli occhi tramutandosi in lacrime salate e tradendolo. Fuggono, quelle sensazioni. Fuggono come la vita che "non s'arresta un'ora". Rimangono gli occhi, i messaggi sulle altre pagine e gli stati d'animo. Restano pure i sogni che nuotano e si prendono gioco del mio amo al profumo di zenzero e di me, fermamente convinta di riuscirne a pescare uno, un giorno, in questa tazza di té.
Il fatto è che scrivo perché la memoria è breve, la vita è lunga.
Scrivo perché mi è sempre piaciuto il nero sul bianco e l'odore dei fogli appena stampati.
Scrivo perché altrimenti la testa rischia di scoppiarmi.
Scrivo per chi non si lascia un cenno ma magari ancora mi legge.
Scrivo perché altrimenti vado là e l'ammazzo.
Non sono una scrittrice...
Scrivo, punto.

sabato 19 novembre 2011

La rabbia è una colla scadente.

Non temete. Questa sera nessuna divagazione nè sparata filosofica.Non voglio fare finta nemmeno di perdermi. So dove sono. Sto aspettando. Sono in una stazione e ho deciso di non prendere nessun treno finchè non arriva quello con una faccia che rispecchi la mia ed il potere di fermare il tempo nell'attimo in cui siamo felici. Potrà avere tutti i difetti del mondo, nascondere chissà quale terribile segreto in un quadro, rapinare banche o perchè no, assaltare navi...
non ha nessuna importanza.
Ma siamo nella realtà ed i film sono solo grandi bugie messe in scena, l'amore non esiste e nulla è per sempre. "Per sempre felici e contenti", che gran bugia! 7
Arriverà sempre qualcuno che prenderà il vostro posto in qualcosa e voi starete solo a guardare.
Io mi sono messa seduta con lo sguardo fisso altrove ed ho imparato ad aspettare.
Ho imparato a guardare avanti, anche se credo fondamentalmente nel passato e poco nel futuro, sempre nelle bugie e mai nella verità.
Sto aspettando con una grande voglia di farmi colpire in pieno petto da una felicità delirante.
Ma sono qui, aspetto, ho mal di testa e cerco la mia vena poetica. Le parole non escono più con l'inchiostro della mia penna. Vado avanti a macchie. Macchie su chi non voglio vedere, macchie sui miei fogli, sulla mia vita. Ecco, capito perchè il ritorno al nero?
Chi è morto? La poesia.
Fattostà che non riesco più a dare un senso a quello che scrivo. Non ha importanza, non importa a nessuno.
Vena poetica perchè te ne sei andata pure tu? Non ti sto aspettando, ti sto cercando da un po' di giorni a questa parte.
Mi manchi, sai?
Quando rileggo quello che scrivevo tempo fa mi fa uno strano effetto. È come mettermi nei panni di una perfetta sconosciuta. Mentre mi chiedo: "cosa t'ispirava?".
Non lo so. Me ne sono dimenticata. Forse mi è semplicemente scappato dalla mente, uscito dalla mia vita.
Allora?
Sapete che c'è? C'è che forse è meglio finire qua con queste parole vecchie e nuove. C'è che quando non si hanno parole sarebbe meglio tacere.
Vero.
Ma è anche vero che si potrebbero mettere insieme quelle vecchie, e sperare che dicano qualcosa di nuovo. Ma come possono farlo? La rabbia non è una colla scadente.