Ci si allontana a spinte.
E a spinte, si cerca invano di allontanare questi ricordi di melassa.
Una spinta e l'acqua mi sfiora le dita opponendo resistenza. Tutto sembrava così ridicolo, così scontato come i saldi dei grandi magazzini dove la gente si butta a capofitto a nuotare tra le cose ammassate in qualche cassone. Nuota e non pensare, non ti fermare. Scontato, amore al cinquantapercento che a nulla serve mettere via. Non si può farne scorta per poi tirarlo fuori in periodi un po' come questo, un po' come la domenica pomeriggio, un po' così che è andata come è andata e se ritorna non è che ritorni pure tu.
Nuota. Un bel respiro e sotto. È ora di lasciare correre tutto. È ora di vivere. Non ti sei stancata di morire? Ma io sto vivendo, è questo vivere che mi fa sentire così a terra. È questa mancanza che mi riempie l'anima. Ho sempre lasciato a questa vita la possibilità di sorprendermi, di scegliere gli ingredienti e gli abbinamenti. Ora, solo, sono stanca di questo gusto.
Cloro. Nuota e non pensare. Dov'è un'altra persona al gusto di caramello? Dite che sia possibile che la trovi in tutta questa confusione? Respira. Che cosa vorresti sentire?
E ancora acqua. L'odore dell'aria prima della pioggia estiva, l'umidità e la stasi del tempo prima del temporale. Ridere e scappare dai lampi e gocce che fuggono dai capelli dietro a un portone. Un'altra spinta e il bordo. Ci sei quasi arrivata. Non mollare, è così facile, umano mollare. O ci si riesce o no. Non esiste una via di mezzo per amare. Come si può stringere forte qualcuno con un braccio solo? Come puoi amare una persona senza cuore? Eppure io non posso nulla più di quanto non possano fare gli alberi che adornano le strade ed osservano gli incontri, gli scontri della gente. Ma la vita è diversa e forse queste cose accadono solamente nei film. Ecco il freddo delle piastrelle.
Forse ti vuole un bene dell'anima. Non si può esserci fisicamente per un sentimento del genere. Bisogna esserci col cuore. Gira e via. Un'altra spinta.
Ci si allontana a spinte. Va così, vero.
Ma, se ci si allontana a spinte, significa che per un po' ci si era avvicinati ad abbracci.
martedì 10 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
Che cos'è l'amore? (Il rumore dei ricordi)
Il mondo sembra non essere mai come desideriamo che sia, l'avete mai notato?
Per quanto cerchiamo di convincerci d'essere forti, veniamo smentiti all'istante. È così facile, umano, crollare... La gente crolla continuamente. Le persone fingono di essere chi non sono. Mentono e si nascondono, vogliono essere diversi ed identici agli altri. Le persone cambiano, o meglio, questo mondo, la vita stessa le fa cambiare. È così facile dimenticare, dimenticarsi... poi accade che ci si renda conto che in fin dei conti i nostri argini possono quello che possono e il fiume in piena dei sentimenti mi inzuppa il cuore che, nei brevi momenti d'inconscio tra una sveglia e l'ululare del mio cane, è ancora capace del lusso di non essere impermeabile.
Il fatto è che quando i sogni sono troppo grandi la difficoltà nel tornare alla realtà è direttamente proporzionale alla loro maestosità. Così i vasi di vetro si frantumano a terra, mia madre alza gli occhi verso te, cielo, e io mi dimentico di mettere il burro nella pasta frolla. Certi la chiamano distrazione, per me è solo il troppo fracasso che fanno i ricordi ritornatici in mente quando s'infrangono in mille sospiri al suonare della sveglia.
Caro cielo, lo senti come urlano? Come urlo? Dimmi, che cos'è l'amore? Forse ho sbagliato a chiederlo. Forse ho sbagliato tutto. Potrei cercare di dare una risposta, d'inventarmi qualche giro di poesia per cercare di tracciarne uno schizzo. Ciò che ci terrei a dirti è che un incidente di anime non è mai accidentale, che se la gente tenesse veramente a te ti terrebbe con sè come la sua felpa preferita senza lasciarti rinchiudere dentro a chissà quale cassetto. Forza, svegliati. Respira. Cosa vorresti sentire?
Forse solamente questo fracasso di ammassi di sogni ancora per un po', fino alla prossima notte. Fino ai prossimi brividi. Di cosa hai paura? Di amare, di non amare o di non potere amare abbastanza.
Il mondo non è mai come vorremmo o siamo noi ad essere fuori tempo? A questa domanda non trovo risposta alcuna. Comunque sia, il mondo non è mai come vorremmo. Eppure c'è. Eppure gira. Eppure, malgrado le nostre resistenze, va amato.
Per quanto cerchiamo di convincerci d'essere forti, veniamo smentiti all'istante. È così facile, umano, crollare... La gente crolla continuamente. Le persone fingono di essere chi non sono. Mentono e si nascondono, vogliono essere diversi ed identici agli altri. Le persone cambiano, o meglio, questo mondo, la vita stessa le fa cambiare. È così facile dimenticare, dimenticarsi... poi accade che ci si renda conto che in fin dei conti i nostri argini possono quello che possono e il fiume in piena dei sentimenti mi inzuppa il cuore che, nei brevi momenti d'inconscio tra una sveglia e l'ululare del mio cane, è ancora capace del lusso di non essere impermeabile.
Il fatto è che quando i sogni sono troppo grandi la difficoltà nel tornare alla realtà è direttamente proporzionale alla loro maestosità. Così i vasi di vetro si frantumano a terra, mia madre alza gli occhi verso te, cielo, e io mi dimentico di mettere il burro nella pasta frolla. Certi la chiamano distrazione, per me è solo il troppo fracasso che fanno i ricordi ritornatici in mente quando s'infrangono in mille sospiri al suonare della sveglia.
Caro cielo, lo senti come urlano? Come urlo? Dimmi, che cos'è l'amore? Forse ho sbagliato a chiederlo. Forse ho sbagliato tutto. Potrei cercare di dare una risposta, d'inventarmi qualche giro di poesia per cercare di tracciarne uno schizzo. Ciò che ci terrei a dirti è che un incidente di anime non è mai accidentale, che se la gente tenesse veramente a te ti terrebbe con sè come la sua felpa preferita senza lasciarti rinchiudere dentro a chissà quale cassetto. Forza, svegliati. Respira. Cosa vorresti sentire?Forse solamente questo fracasso di ammassi di sogni ancora per un po', fino alla prossima notte. Fino ai prossimi brividi. Di cosa hai paura? Di amare, di non amare o di non potere amare abbastanza.
Il mondo non è mai come vorremmo o siamo noi ad essere fuori tempo? A questa domanda non trovo risposta alcuna. Comunque sia, il mondo non è mai come vorremmo. Eppure c'è. Eppure gira. Eppure, malgrado le nostre resistenze, va amato.
martedì 27 dicembre 2011
Come si perdono gli accendini. (Ciao C.)
Desidero la pioggia incessante, che la mia tavoletta di cioccolata bianca si rigeneri e un mascara che non mi colori della tonalità della notte le lacrime.
Si perdono le persone, le anime, come si perdono gli accendini. Ci si illude di potersi dimenticare di loro come si dimenticano i quaderni a casa, salvo poi accorgersi che non è che una mera illusione.
Ciao C. te ne sei andata in un giorno soleggiato di questo rigido dicembre di ricordi atrofizzati, prati ancora fioriti e lacrime di ruggine. Chissà se stai dormendo, contanto le stelle, correndo in quel cielo (with diamonds) o aggrappandoti alle nuvole. Sappi che ci sarò, ovunque tu andrai. Ciao C., che eri il mio piccolo amore, muovimi il sole e l'altre stelle, come disse qualcuno.
Ciao dicembre, ti sei portato via anche lei.
Ciao mondo, che ti prende? È da un po' che sforno biscotti e perdo colore dagli occhi.
E mi continuo a chiedere come si faccia ad amare, amarsi così tanto per poi lasciarsi andare via? Le certezze, oggi, sono poche. Rimangono le abitudini e gli occhi: quelli rimangono sempre.
Mondo. Ridammi indietro la certezza di potere usare le parole "io" e "forte" nella stessa frase, ridammi tutto.
Sto cercando di capire da che parte arriva l'aurora boreale, da dove vengono i miei pensieri... forse non dovrei più pensarci e scrivere, o semplicemente lasciare perdere. Lasciare cadere questo silenzioso sentimento di rancore, rabbia, delusione, tristezza con tutto il suo rumore. È inutile che mi dimostri forte, ora con questa mia allegra tristezza che mi ritrovo. Mi vedessi ora, te, forse capiresti che non è stato il tempo a farci cambiare. È che ne abbiamo passate troppe. Ma, putroppo, i ricordi non consolano nessuno.
Ciao mondo, mi hai fatto diventare i biscotti salati e le notti amare, sei contento? Allora vieni qui, che ti offro una bella tazza di té che tanto, ho capito, miracoli non ne fa.
Si perdono le persone, le anime, come si perdono gli accendini. Ci si illude di potersi dimenticare di loro come si dimenticano i quaderni a casa, salvo poi accorgersi che non è che una mera illusione.
Ciao C. te ne sei andata in un giorno soleggiato di questo rigido dicembre di ricordi atrofizzati, prati ancora fioriti e lacrime di ruggine. Chissà se stai dormendo, contanto le stelle, correndo in quel cielo (with diamonds) o aggrappandoti alle nuvole. Sappi che ci sarò, ovunque tu andrai. Ciao C., che eri il mio piccolo amore, muovimi il sole e l'altre stelle, come disse qualcuno.
Ciao dicembre, ti sei portato via anche lei.
Ciao mondo, che ti prende? È da un po' che sforno biscotti e perdo colore dagli occhi.
E mi continuo a chiedere come si faccia ad amare, amarsi così tanto per poi lasciarsi andare via? Le certezze, oggi, sono poche. Rimangono le abitudini e gli occhi: quelli rimangono sempre.
Mondo. Ridammi indietro la certezza di potere usare le parole "io" e "forte" nella stessa frase, ridammi tutto.
Sto cercando di capire da che parte arriva l'aurora boreale, da dove vengono i miei pensieri... forse non dovrei più pensarci e scrivere, o semplicemente lasciare perdere. Lasciare cadere questo silenzioso sentimento di rancore, rabbia, delusione, tristezza con tutto il suo rumore. È inutile che mi dimostri forte, ora con questa mia allegra tristezza che mi ritrovo. Mi vedessi ora, te, forse capiresti che non è stato il tempo a farci cambiare. È che ne abbiamo passate troppe. Ma, putroppo, i ricordi non consolano nessuno.
Ciao mondo, mi hai fatto diventare i biscotti salati e le notti amare, sei contento? Allora vieni qui, che ti offro una bella tazza di té che tanto, ho capito, miracoli non ne fa.
sabato 24 dicembre 2011
Amatevi.
A chi sa di essere stonato ma, dal momento che nessuno glielo vieta, canta comunque. A chi ci ha messo cuore, ma altrettanto cuore non ha trovato. Ne ha messo forse troppo? Forse, non ha dosato bene gli ingredienti: nessuno ha mai posseduto la ricetta esatta per la vita.
A chi, ricevendo solo limoni da quest'ultima ha risposto: "Grazie, adoro i limoni. Che altro c'è?"
A tutti quelli che al mattino hanno il coraggio di portare con sé i propri sogni e difenderli con le unghie e con i denti: sono gli ultimi dei sognatori, quelli che ancora sottolineano le frasi dei libri e cucinano torte. I veri eroi.
A chi ha rischiato di annegare nell'alluvione delle proprie lacrime. Chi se n'é andato e ha avuto il coraggio di uccidere l'orgoglio e tornare.
Chi non si è limitato a scegliere di non morire, ma ha optato per vivere.
A tutti voi, noi, auguro un felice Natale e giuro che avrei tante cose da dire, ma per il momento l'unica cosa che mi viene in mente è: amatevi.
A chi, ricevendo solo limoni da quest'ultima ha risposto: "Grazie, adoro i limoni. Che altro c'è?"
A tutti quelli che al mattino hanno il coraggio di portare con sé i propri sogni e difenderli con le unghie e con i denti: sono gli ultimi dei sognatori, quelli che ancora sottolineano le frasi dei libri e cucinano torte. I veri eroi.
A chi ha rischiato di annegare nell'alluvione delle proprie lacrime. Chi se n'é andato e ha avuto il coraggio di uccidere l'orgoglio e tornare.
Chi non si è limitato a scegliere di non morire, ma ha optato per vivere.
A tutti voi, noi, auguro un felice Natale e giuro che avrei tante cose da dire, ma per il momento l'unica cosa che mi viene in mente è: amatevi.
giovedì 22 dicembre 2011
Perché amare è complicato.
Scrivo perché ne sento terribilmente il bisogno ultimamente. Per me stessa, per chi ha voglia di leggere, perché sento di doverlo fare. Volete forse che smetta? No? Allora smettete voi, di chiedermi perché scriva...
Scrivo se di notte non riesco a dormire perché i pensieri sono troppo chiassosi; perché sono molto, troppo razionale. Ma è anche vero che senza razionalità non risulta possibile immaginare.
Perché amare è complicato. È un concetto che non si è in grado di spiegare poiché amare è e basta. Scrivo perché se non esprimo certi sentimenti mi sembra di trovarmi col meglio di me tra le mani, mentre non c'è nessuno che lo cerca, nessuno a cui donarlo.
Questo so, così come conosco il motivo, la fregatura, per la quale si comincia a scrivere. È il fatto di poter usare il condizionale. È il poter dire ciò che non si è mai detto agli altri: "Mi hai stancato", "Ti odio", "Amami" anche se, quest'ultima cosa non sempre è possibile. Scrivendo dò tutta me stessa, ci metto ogni parte di me. Le persone vanno via comunque, è vero, ma scrivendo si fa in modo di non diventare mai ricordo: di essere sempre presente e mai passato o, meglio ancora, condizionale. Credo poi che le persone non se ne vadano mai realmente se ti portano con sé.
Scrivo perché la memoria è breve e la vita lunga, fa meno male avere nero su bianco le emozioni, i fogli profumano di un odore che mi piacerà sempre. Perché ci sono cose a cui continuo a pensare, che lo voglia o meno, ma che per quanto possano fare male, va benissimo così.
Scrivo. Anche se, alle volte, vorrei solo saper parlare. La gente parla, sapete? La gente parla di continuo. Dice tutto, tralasciando il fondamentale. Parla di ogni frivolezza, dietro le spalle dei soggetti delle proprie frasi, senza risolvere mai nulla. Che sciocca la gente, non credete? Finge e si nasconde. Cerca di complicarsi la vita. Oh, sì la gente è sciocca: si fa del male continuamente, le persone si feriscono ripetutamente a vicenda, con le armi, con le parole, coi silenzi.
Scrivo perché nessuno mi ha più baciata sulla fronte, perché credo che chi ha bisogno di un abbraccio non è debole, ha solo bisogno di un abbraccio.
Scrivo se di notte non riesco a dormire perché i pensieri sono troppo chiassosi; perché sono molto, troppo razionale. Ma è anche vero che senza razionalità non risulta possibile immaginare.
Perché amare è complicato. È un concetto che non si è in grado di spiegare poiché amare è e basta. Scrivo perché se non esprimo certi sentimenti mi sembra di trovarmi col meglio di me tra le mani, mentre non c'è nessuno che lo cerca, nessuno a cui donarlo.
Questo so, così come conosco il motivo, la fregatura, per la quale si comincia a scrivere. È il fatto di poter usare il condizionale. È il poter dire ciò che non si è mai detto agli altri: "Mi hai stancato", "Ti odio", "Amami" anche se, quest'ultima cosa non sempre è possibile. Scrivendo dò tutta me stessa, ci metto ogni parte di me. Le persone vanno via comunque, è vero, ma scrivendo si fa in modo di non diventare mai ricordo: di essere sempre presente e mai passato o, meglio ancora, condizionale. Credo poi che le persone non se ne vadano mai realmente se ti portano con sé.
Scrivo perché la memoria è breve e la vita lunga, fa meno male avere nero su bianco le emozioni, i fogli profumano di un odore che mi piacerà sempre. Perché ci sono cose a cui continuo a pensare, che lo voglia o meno, ma che per quanto possano fare male, va benissimo così.
Scrivo. Anche se, alle volte, vorrei solo saper parlare. La gente parla, sapete? La gente parla di continuo. Dice tutto, tralasciando il fondamentale. Parla di ogni frivolezza, dietro le spalle dei soggetti delle proprie frasi, senza risolvere mai nulla. Che sciocca la gente, non credete? Finge e si nasconde. Cerca di complicarsi la vita. Oh, sì la gente è sciocca: si fa del male continuamente, le persone si feriscono ripetutamente a vicenda, con le armi, con le parole, coi silenzi.
Scrivo perché nessuno mi ha più baciata sulla fronte, perché credo che chi ha bisogno di un abbraccio non è debole, ha solo bisogno di un abbraccio.
lunedì 19 dicembre 2011
Brucia, dicembre, quanto brucia.
Eppure non importa se i sogni che possediamo sono talmente tanti da sovrastare il numero di stelle a cui appenderli, dal momento che i mostri se ne stanno al caldo sotto al cuscino e gli incubi hanno la forza sufficiente per aggrapparcisi ai capelli. Oggi questi ultimi mi causano un po' di freddo all'anima e il gelo inizia a screpolarmi anche il cuore. Freddo che pure la cioccolata calda non riesce ad alleviare, e le altre tre tazze di bevande calde nello stomaco finiscono solo per stordirmi.
Nottate, giornate come quelle passate fanno sembrare quei sogni troppo fragili per la morsa di questo gelo, per i morsi degli incubi che se li mangiano in un boccone...
Eppure le lacrime son calde e bruciano. Quanto brucia dicembre.
Scrivo male oggi, non ho grandi parole nè poesie in testa, ma solo pensieri random confusi e annebbiati. Oggi non scrivo per gli altri, scrivo per me. Volete capire altro semplicemente leggendo quello che scrivo? Ebbene, sappiate che metto un punto tutte le volte che penso che troppe parole finiscano per essere inutili. Metto un punto quando mi sento un po' spenta e con poca voglia di parlare. Punto quando nascondo tutto dietro il mio finto menefreghismo, cinismo, indifferenza, chiamatelo come volete voi. Il punto sta zitto, il punto è silenzio.
È che se non scrivo la testa sembra volermi scoppiare. È che se non scrivo le lacrime finirebbero per tingersi di nero e rovinarmi il sorriso, il trucco. Sono grande. Devo esserlo: questo mondo ci vuole grandi perché possiamo arrivare in alto. Solo che io son rimasta alta un metro ed una lattina. Solo che in alto vedo solamente i miei yogurt al supermercato. Solo che "pensavo a quanto è inutile farneticare
e credere di stare bene quando è inverno e te, togli le tue mani calde... non mi abbracci e mi ripeti che son grande".
Ho recuperato quel che resta dei sogni e li ho messi nel cassetto del comodino alla rinfusa, spiegazzati, sgualciti, al rovescio: non importa come. Importa il sapere dove sono. Importa il fatto che questo freddo non uccida nessuno e che, forse, mettendo una sciarpa e qualche maglia in più al cuore ed all'anima posso continuare anche su una strada diversa. Tanto, i sogni, stanno bene ovunque; non solamente in questa parte di cielo, di mondo che è troppo piccolo per tutta la vita che mi sta scoppiando dentro.
Brucia, dicembre, quanto brucia.
Nottate, giornate come quelle passate fanno sembrare quei sogni troppo fragili per la morsa di questo gelo, per i morsi degli incubi che se li mangiano in un boccone...
Eppure le lacrime son calde e bruciano. Quanto brucia dicembre.
Scrivo male oggi, non ho grandi parole nè poesie in testa, ma solo pensieri random confusi e annebbiati. Oggi non scrivo per gli altri, scrivo per me. Volete capire altro semplicemente leggendo quello che scrivo? Ebbene, sappiate che metto un punto tutte le volte che penso che troppe parole finiscano per essere inutili. Metto un punto quando mi sento un po' spenta e con poca voglia di parlare. Punto quando nascondo tutto dietro il mio finto menefreghismo, cinismo, indifferenza, chiamatelo come volete voi. Il punto sta zitto, il punto è silenzio.
È che se non scrivo la testa sembra volermi scoppiare. È che se non scrivo le lacrime finirebbero per tingersi di nero e rovinarmi il sorriso, il trucco. Sono grande. Devo esserlo: questo mondo ci vuole grandi perché possiamo arrivare in alto. Solo che io son rimasta alta un metro ed una lattina. Solo che in alto vedo solamente i miei yogurt al supermercato. Solo che "pensavo a quanto è inutile farneticare
e credere di stare bene quando è inverno e te, togli le tue mani calde... non mi abbracci e mi ripeti che son grande".
Ho recuperato quel che resta dei sogni e li ho messi nel cassetto del comodino alla rinfusa, spiegazzati, sgualciti, al rovescio: non importa come. Importa il sapere dove sono. Importa il fatto che questo freddo non uccida nessuno e che, forse, mettendo una sciarpa e qualche maglia in più al cuore ed all'anima posso continuare anche su una strada diversa. Tanto, i sogni, stanno bene ovunque; non solamente in questa parte di cielo, di mondo che è troppo piccolo per tutta la vita che mi sta scoppiando dentro.
Brucia, dicembre, quanto brucia.
domenica 18 dicembre 2011
Sulla cioccolata appena versata.
Vorrei prendere violentemente a pugni quei sogni che al mattino mi abbandonano, strappandomi di dosso anche il piumone, in questo freddo mondo. Vorrei esistesse un sindacato di leggittimità o un intervento interpretativo per i sogni in generale, dal momento che gli incubi sono già chiari e tendenzialmente rivoluzionari per conto loro.
Ora, del loro ricordo che mi appare sfumato come la condensa sui vetri della mia anima, dove con un dito ho imparato a scrivere i miei pensieri, riesco a percepirne solamente il profumo tra il latte caldo e la polvere di cioccolato. Tra uno sbadiglio e una lacrima, finisce che mi ritrovo a piangere sul latte appena versato. Cosa da non fare, nevvero?
Il loro profumo non somiglia a quello delle foto della polaroid, ricordi per eccellenza, per menti poco allenate, per fantasie sintetiche e felicità precarie. Somiglia di più a quello di quella felpa troppo grande, della coperta che ogni notte mi tengo stretta sotto il piumone.
Avrei talmente tante cose da dirgli, talmente tante cose da raccontare che finisco per lasciare fare. Sto a guardare, questi sogni, mentre ridipingono la mia vita, per poi dissolversi, nascondersi nei silenzi.
Io cerco di capire comunque, l'ho sempre fatto. Come loro con me, come tu con me, come me con noi.
Ora, del loro ricordo che mi appare sfumato come la condensa sui vetri della mia anima, dove con un dito ho imparato a scrivere i miei pensieri, riesco a percepirne solamente il profumo tra il latte caldo e la polvere di cioccolato. Tra uno sbadiglio e una lacrima, finisce che mi ritrovo a piangere sul latte appena versato. Cosa da non fare, nevvero?
Il loro profumo non somiglia a quello delle foto della polaroid, ricordi per eccellenza, per menti poco allenate, per fantasie sintetiche e felicità precarie. Somiglia di più a quello di quella felpa troppo grande, della coperta che ogni notte mi tengo stretta sotto il piumone.Avrei talmente tante cose da dirgli, talmente tante cose da raccontare che finisco per lasciare fare. Sto a guardare, questi sogni, mentre ridipingono la mia vita, per poi dissolversi, nascondersi nei silenzi.
Io cerco di capire comunque, l'ho sempre fatto. Come loro con me, come tu con me, come me con noi.
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